I BELLARMINI DELLA LEGGE 40
Dilettarsi tra citazioni di san Tommaso come fa Umberto Eco sull’ultimo Espresso è roba da gente cresciuta all’ombra del campanile della ragionevolezza, un po’ restia a fare i conti con quel che la Chiesa (e la scienza) affermano oggi. Separare, come fa Giovanni Sartori sul Corriere della Sera del 5 marzo, fra ciò che è dimostrabile per fede (il sesso degli angeli) e ciò che lo è per ragione (il volo degli aeroplani), è ginnastica da fondamentalisti devoti, non da laici impegnati a capire da che parte gira il mondo. Con la ragione di Sartorius gli aerei non volano, cadono.
Questi curiosi chierichetti del pensiero non hanno mai un sacrosanto ripensamento, mai un cavolo di insicurezza amletica. Dopo aver pontificato per anni sull’importanza del “dubbio”, oggi ci vengono a spiegare che, nel dibattito sulla legge 40 e sull’embrione, i fondamentalisti siamo noi. Si leggano quel fenomenale manifesto di laicità che è l’articolo di Barbara Spinelli sulla Stampa dell’8 marzo (“Lo scientista e il selvaggio”). Scrive l’agnostica editorialista: «Il Terzo Venuto (l’embrione, ndr) ha una sua radicale alterità, e questo suo venire resta un mistero che impone rispetto, così come si esige il rispetto del neonato o del malato mentale privi di autoconsapevolezza». «Il selvaggio Sgreccia, pieno di dubbi come dice di essere proprio per aver esaminato le più recenti scoperte scientifiche, appare infinitamente meno dogmatico di tanti laici che hanno una fede ottimistica nella rivoluzione antropologicamente suscitata dalla scienza». (.) «Nel dubbio meglio considerare l’embrione come se fosse una persona e non ucciderlo». «La parte del cardinale Bellarmino che si rifiutava di guardare dentro il cannocchiale di Galileo caratterizza più spesso i laici, oggi, che non i cattolici». Così, tra altre scintille, quella mangiapreti della Spinelli. Che forse non conosce il sesso degli angeli, ma almeno sa che il figlio è una prova, non una provetta.
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