I buchi neri del ministro verde

Di Togni Paolo
02 Novembre 2006

Chi pensava che un governo coi Verdi in maggioranza e un ministro verde all’Ambiente avrebbe dato buona prova di sé nella tutela ambientale è servito. Basterà dimostrarlo con qualche esempio. Il governo precedente ha riorganizzato, razionalizzato e semplificato larga parte della normativa ambientale, eliminando diritti di veto, rendite di posizione e capacità di interdizione e di ricatto, e mettendo in linea la normativa con i paesi più avanzati. La coalizione con i Verdi, ha voluto inserire nel programma del governo la cancellazione della nuova normativa e la restaurazione della vecchia, il che avrebbe riportato la normativa ambientale allo stato confusionale pre riforma, e le imprese alla mercé delle interpretazioni dei magistrati rossoverdi e dei ricatti delle amministrazioni di sinistra.
Ma il ministro Bonino si accorge che la normativa approvata dal governo Berlusconi rimette l’Italia in regola con l’Europa superando molti motivi di contenzioso (la Corte Costituzionale lo conferma il 14 luglio); e Bersani viene assediato dalle imprese, preoccupate per l’incerto futuro conseguente alla restaurazione dello stato confusionale di prima. Morale: nessun annullamento, al massimo qualche piccolo ritocco. Per Pecoraro è una sconfitta (pare sia uscito dal Consiglio dei Ministri sbattendo la porta).
Nel frattempo Bersani presenta un importante (e intelligente, e quasi condivisibile!) provvedimento di riordino del settore energetico. Poiché dove si produce, si trasporta o si consuma energia si determina un impatto sull’ambiente, durante il precedente governo si era arrivati a una forma di cogestione in materia tra ministero dell’Ambiente e ministero delle Attività produttive. Ora tutto ciò non è più previsto e le competenze del ministero dell’Ambiente in campo energetico sono state completamente cancellate: un bel successo per il ministro verde, non c’è dubbio! In conclusione, quella di Pecoraro appare essere una gestione poco competente, confusa e arruffata. Una prova? La pubblicazione di un avviso sulla Gazzetta Ufficiale con il quale si pretenderebbe di annullare atti validissimi del precedente governo. Ignorando quel principio della persistenza dell’efficacia degli atti amministrativi che viene appreso dalle matricole al primo contatto col diritto amministrativo.

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