I capunet, pieni fino all’orlo
Particolarmente apprezzati per il loro valore nutrizionale e per la resistenza ai rigori dell’inverno, i membri della famiglia delle brassicacee sono un ingrediente fondamentale di molte cucine. Sebbene cavoli, broccoli, verze, cavolini di Bruxelles, cime di rapa, ecc. non ci fanno pensare in modo particolare a una cucina italiana o mediterranea, essi appaiono, con diverso risalto, in tutte le cucine regionali del nostro paese. I capunet sono infatti foglie di cavolo e verza ripiene, ricetta tipica della cucina piemontese, che dà rilievo a quegli ingredienti che oggi definiremmo ‘poveri’, di una cucina preparata con il cuore. Ci vogliono: sei foglie di cavolo bollite in acqua salata fino a metà cottura, 400 gr di arrosto di carne di vitello tritata (si possono usare avanzi di carne arrostita), una foglia di alloro, rosmarino, due bacche di ginepro, una piccola cipolla tritata fine, tre uova intere, 60 gr di prosciutto cotto, 50 gr di formaggio grana grattugiato, la mollica di un panino raffermo ammollata in un po’ di latte, sale, pepe, olio extravergine di oliva. Cosa fare: preparare un impasto omogeneo con la carne, il prosciutto cotto, le uova, il formaggio e i vari gusti indicati. Si fanno sbollentare in acqua salata le foglie di cavolo. Scolate si stendono e si preparano dei rotoli ripieni con l’impasto sopra descritto. I capunet possono essere fritti in olio bollente o cotti al forno a 180° per 15 minuti.
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