I comunisti di Berlino? Peggio dei fascisti

Di Galietti Francesco
16 Ottobre 2003
A 50 anni dalla sanguinosa repressione dei moti spontanei dei cittadini di Berlino Est il 17 giugno 1953

A 50 anni dalla sanguinosa repressione dei moti spontanei dei cittadini di Berlino Est il 17 giugno 1953, Berlino piange i suoi morti. Quello che oggi è il ministero delle Finanze di Eichel è tappezzato di foto dei tragici eventi di 50 anni fa. Dopo la repressione, la propaganda comunista fece di tutto per far figurare la ribellione del 1953 come una manovra pilotata dall’Occidente. Nel ‘53 era da poco morto Stalin, e la politica sovietica stava vivendo una fase di transizione. Nel giugno di quell’anno, tra il 16 e il 17 ci furono invece delle sommosse popolari spontanee di grande intensità, che reclamavano “Freie Wahlen!”, elezioni libere, “Frei atmen!”, respirare liberi. La rivolta interessò i quartieri di Potsdam, Frankfurt/Oder e Cottbus, e i contestatori riuscirono in un primo tempo ad avere la meglio sulle truppe tedesche della Ddr. Solo l’intervento dei carri armati russi riuscì a ristabilire con la forza l’ordine a Berlino e nelle altre città che ne avevano seguito l’esempio. Ancora oggi non è noto il numero preciso di morti fra i dimostranti: le cronache dell’epoca parlano di circa 300 morti e di oltre 400 feriti nella sola Berlino.

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