I conti truccati dell’Ulivo. Vedi Napoli e poi…
“Bassolino a Napoli? È difficile individuare qualche sua malefatta, per il semplice motivo che le malefatte si trovano quando qualcuno fa qualcosa”, così Paolo Cirino Pomicino, superministro partenopeo della prima repubblica e apprezzato corsivista de Il Giornale, chiosa i meravigliosi anni del sindaco che venne entusiasticamente definito il “nuovo re” di Napoli.
Bassolino “re di cartone”
In realtà l’attuale governatore della Regione Campania per 7 anni si è fatto bello con la ristrutturazione di Piazza del Plebiscito – realizzata nel marzo-aprile 1994 in occasione di quel G7 dove Berlusconi era Presidente del Consiglio, «quando da sindaco non ebbe neppure la forza di opporsi alle decisioni del governo Ciampi, che preparò il vertice utilizzando 50 miliardi del fondo destinato a Napoli per gli investimenti produttivi», e con la trionfale inaugurazione di opere iniziate nei 10 anni precedenti il suo mandato, come la metropolitana per la quale venne indagato (e assolto) proprio Pomicino o il Palazzetto dello Sport di Ponticelli, che rientrava nel programma di ristrutturazione varato dopo il terremoto del 1980. Stranamente, nonostante i fondi stanziati nel ‘93, il sindaco non è invece riuscito a festeggiare l’abbattimento delle “Vele di Secondigliano”, un complesso di tre edifici fatiscenti da riconvertire. Oggi, a distanza di 8 anni, ne è stato abbattuto uno solo e la sua ricostruzione appare ancora lontana.
Napoli? Le hanno tolto tutto (pure la spazzatura)
Intanto a Napoli hanno tolto tutto, perfino la spazzatura – caricata su treni diretti in Germania. L’intero sistema del credito è stato acquistato da banche nazionali con sede a Roma (come il Banco di Napoli, rilevato dalla Banca Nazionale del Lavoro), o assorbito dalle Casse di risparmio del Centro Italia (come le tre vecchie banche locali: Banca popolare di Napoli, Banca Sannitica e Banca della Provincia). Interi comparti produttivi non esistono più (dalla vecchia Italsider alla Infrasud, società di progettazione delle partecipazioni statali), o sono ridimensionati (come la Dalmine). Tuttavia quella di Bassolino è stata la migliore Napoli possibile, almeno secondo la grancassa del Mattino e degli inserti regionali di Corriere della Sera e Repubblica (insieme l’80% della stampa quotidiana), dove alla direzione siedono l’ex direttore, l’ex vicedirettore e l’ex caporedattore della vecchia Unità. Per comprendere il clima che si respira in città basti quanto riferisce Pomicino, che nel 1997, convalescente dopo un intervento chirurgico, fu visitato da Giuseppe D’Avanzo, deciso a realizzare un’inchiesta su Napoli. La nota penna prediletta del pool milanese chiese aiuto «perché qui nessuno parla. C’è una sorta di mutismo che nasconde disagio, ma nessuno parla».
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