«I CURDI NON SI PIEGANO E NON DIMENTICANO»
Saywan Barzani, lei rappresenta il governo regionale curdo in Francia. Chi ha compiuto gli attentati di Arbil del 1° febbraio?
L’unica cosa di cui siamo certi è che non sono stati degli irakeni. Prima del 2003 ci sono stati molti attentati in Kurdistan organizzati dai servizi segreti di tutti i paesi della regione, ma mai attentati suicidi. Questi sono iniziati solo dopo la liberazione dell’Irak e dopo che le frontiere sono rimaste incustodite per più di tre mesi. Molti terroristi stranieri sono entrati col loro esplosivo. Alcuni siamo riusciti ad arrestarli prima che colpissero: venivano da Arabia Saudita, Yemen e Siria. Prima di quello di domenica c’erano stati tre attentati suicidi, l’ultimo dei quali non è riuscito. Il terrorista sopravvissuto che è stato catturato è arabo ma non irakeno, ancora si sta indagando sulla provenienza sua e dei suoi compagni che si sono immolati. In Kurdistan non ci sono mai stati gruppi islamisti: questi terroristi sono gente che viene da fuori, uomini e soldi vengono da fuori, anche se ci sono complicità sul posto.
Qualcuno ha parlato di Ansar al Islam, gruppo terrorista islamista curdo.
Certamente questo gruppo è complice degli attentatori, ma si è sempre trattato di una piccola organizzazione, i cui combattenti oscillavano fra 500 e 700 prima della guerra e molti dei quali hanno deposto le armi. E’ vero però che nella regione occupata da Ansar al Islam negli ultimi due anni sono arrivati afghani, maghrebini, sauditi, yemeniti e giordani. Il gruppo si è consolidato fra le montagne, non si sa bene con l’aiuto di chi. Non si possono fare nomi, anche se lei può immaginare qualcosa. Non sono pochi gli stranieri, anche esponenti di organi ufficiali di Stato, che vogliono la destabilizzazione del Kurdistan.
Si è parlato anche di Abu Mussab Zarkawi, il terrorista del momento…
Sì, ma il discorso su Zarkawi vale piuttosto per il resto dell’Irak. Anche se certamente sta interessandosi a destabilizzare anche la nostra regione ed è un grande organizzatore del terrorismo cieco. Qualunque sia il gruppo che ha fatto tutto questo, si tratta di un atto ignobile commesso contro gente innocente.
Perché sono stati attaccati i curdi? E perché proprio ora?
Il Kurdistan è l’unica regione irakena non sottoposta ad occupazione militare americana diretta, da noi non ci sono bersagli americani importanti. Due dei precedenti attentati avevano avuto per obiettivo il ministero degli Interni: la volontà di destabilizzare una regione che sa gestirsi da sé è evidente. Hanno scelto il momento in cui le misure di sicurezza erano più rilassate: in occasione delle feste religiose vengono abitualmente organizzati ricevimenti presso le sedi dei partiti e in municipio ai quali partecipano fedeli di tutte le religioni, i cristiani rendono visita ai musulmani e viceversa. In queste occasioni non si perquisiscono gli ospiti. Si è voluto attaccare il popolo curdo in quanto tale, non un partito o un leader o un’ideologia; per questo dico: è l’attentato più ignobile che sia mai stato compiuto in Kurdistan.
Cambierà qualcosa nel vostro atteggiamento verso lo stato irakeno dopo questa aggressione? O restate fermi nei vostri propositi federalisti?
No, restiamo un’entità partecipe dello stato irakeno che ha per obiettivo l’introduzione di uno statuto federale, uno statuto che permetterà alla nostra regione, debitamente delimitata, di godere dei diritti politici, economici e culturali che ci spettano. Abbiamo vissuto separati dal resto dell’Irak per tredici anni, e ora che ci siamo ricongiunti col resto del paese non ci possono chiedere di rinunciare a tutto quello per cui abbiamo lottato per quarant’anni. Non ci possono chiedere di dimenticare il genocidio, le bombe chimiche, le fosse comuni e di tornare sudditi. No: vogliamo che il curdo diventi una delle due lingue ufficiali del paese, vogliamo la parte che ci spetta, proporzionalmente al nostro peso demografico, del petrolio irakeno che si trova per il 70 per cento nelle nostre terre, e vogliamo la restituzione dei nostri villaggi arabizzati. Siamo l’unico paese che non ha mai attaccato i suoi vicini ed è sempre stato attaccato, che non è mai ricorso al terrorismo mentre lo subiva. I curdi non chiedono la luna, chiedono i loro diritti.
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