I diari della motocicletta
Film di propaganda di un regime che usa gli stessi strumenti per divulgare gli stessi miti, costruiti ad arte per incantare il popolo e liberare le coscienze. Il “Che” come Gesù Cristo: stessi miracoli (la guarigione dei lebbrosi), medesimo ideale di giustizia, grande spirito di carità (i dollari donati alla famiglia comunista). Walter Salles è un regista sensibile (è l’autore dello splendido “Central do Brasil”), dosa bene i registri drammatico e comico e dirige bene i suoi attori (anche se il protagonista è troppo bello per essere comunista): il suo film è un road-movie in cui alla quantità di chilometri percorsi corrisponde un’adeguata coscienza politica e combattente. Bei paesaggi, ideali stupendi e, nella cornice di un viaggio fatto tanto per fare, la figura straniante di un “Che” a metà tra Forrest Gump e L’idiota di Dostoevskij, di cui si traccia una biografia ufficiale senza macchie. Bello il finale costruito sui volti segnati del popolo sudamericano: è vero, non c’è giustizia nel mondo degli uomini. Ma alla domanda di pace viva sotto quelle rughe, certo non darà risposta un rivoluzionario argentino.
Di W. Salles, con G.G. Bernal, M. Maestro
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