I Ds all’epoca di Fassino? “Più americani, meno mozzaorecchi”. Parola di Emanuele Macaluso
Il direttore di Ragioni del Socialismo torna da Pesaro con un piede ingessato. «Ho preso una storta, sono finito in un fosso, mi son rotto il malleolo. Si vede che non c’è compatibilità nemmeno fisica con i Congressi». Emanuele Macaluso, grande vecchio dell’ex Pci (ala migliorista), diessino scomodo negli anni in cui Ds si identificò col partito delle Procure, resta tra gli intellettuali più acuti dell’attuale partito a guida Fassino. È rientrato a Roma senza grandi emozioni, ma con qualche osservazione positiva sul suo taccuino.
Senatore Macaluso, cosa c’è di nuovo nei Ds dopo Pesaro?
La mia impressione è questa: è stato sciolto il nodo della politica internazionale. Qui c’è stata una scelta molto netta nella maggioranza. Rimane invece ancora tutto confuso, nella relazione e nelle conclusioni, la questione politica, diciamo così, di come fare l’opposizione. Cioè il rapporto governo-opposizione…
Perché?
Perché non c’è stata un’analisi delle ragioni della sconfitta. La posizione venuta alla luce è che noi abbiamo la Destra peggiore che possa esistere che è venuta dopo il governo migliore che ha avuto l’Italia. Ma le due cose non si conciliano. Se l’Italia ha avuto un grande governo riformista, cinque anni di grande governo, come mai poi ha vinto la Destra peggiore? Questa contraddizione non permette di sciogliere i nodi politici, quindi anche le contraddizioni politiche del governo. Se si guardasse meglio che cosa è questo blocco che si è costituito intorno alla Destra, da un punto di vista sociale, culturale e politico, si potrebbe fare un’analisi di quello che è successo. Invece quest’analisi non mi pare che ci sia stata. E questo non darà mai all’opposizione la necessaria energia e linea per affrontare adeguatamente un lavoro.
A parte il nuovo segretario e lo psicodramma, antico, intorno a D’Alema, che altro si muove nel gruppo dirigente?
Per quanto riguarda il gruppo dirigente bisogna vedere se e come l’operazione Giuliano Amato andrà avanti. Per vedere se si determina un’effettiva continuità col passato. Ma anche questo punto è emerso come esigenza, come intenzione e come possibilità, ma non ancora come realtà.
Rimane comunque aperto il problema dell’identità del partito rispetto all’Ulivo…
Il problema dell’identità in parte è stato risolto grazie alla collocazione internazionale. Ci siamo assimilati molto ai partiti socialisti europei. E questo è, secondo me, un punto importante ma non è quello decisivo. È condizione necessaria ma non sufficiente, tanto per usare un linguaggio matematico.
Che ne è del cosiddetto “partito delle Procure”, dei vari Violante, Folena, Mussi?
Questi rappresentano il gruppo degli sconfitti. Mi auguro che ne prendano atto.
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