I Ds, l’Imam e Torino
Sir Winston Churchill ha detto che «il miglior argomento contro la democrazia è una conversazione di cinque minuti con l’elettore medio». Il quale, stando ai desiderata della Sinistra italiana, un giorno (nemmeno lontanissimo) potrebbe essere pure un tipo alla Bouriki Bouchta, macellaio e imam delle moschee di via Cottolengo e di via Baretti a Torino, che con le sue folli dichiarazioni ha fatto il giro delle televisioni e dei giornali. Per lui, Osama bin Laden non è “un compagno che sbaglia”, ma un fratello musulmano la cui colpevolezza negli attentati dell’11 settembre è solo frutto d’illazioni funzionali all’imperialismo degli Stati Uniti, che quanto a rispetto dei diritti umani dovrebbero starsene zitti. Poi ha fatto retromarcia. Ma così la pensano tanti altri a cui forse manca solo la sfrontatezza dell’outing: tantissimi altri, musulmani e non. Nel capoluogo piemontese, però, l’exploit non è andato giù a molti, addirittura a una parte (e rilevante) della Sinistra. Per esempio a Sergio Chiamparino, sindaco diessino di Torino.
Una vecchia idea di Voltaire
Sindaco, cosa la disturba di più nelle parole di Bouchta? «La mia critica non potrebbe essere più netta verso chi confonde religione e politica, assumendo posizioni pericolose. Quando in politica si è animati da una fede religiosa, o da un fideismo ideologico anche laico, si finisce per commettere errori clamorosi e soprattutto per innalzare barriere insormontabili». Reati di opinione? «In assenza di pericoli per la sicurezza generale della città, difenderò fino all’ultimo il diritto di chiunque a praticare la propria religione, a esprimere la propria opinione e quindi a farlo anche pubblicamente. Ma la democrazia è il prodotto della concezione secolarizzata della politica, che postula un sistema di regole superiore a tutti; mentre l’interpretazione della stessa in termini teologici viola il rispetto dell’“infedele” e considera lo Stato di diritto subalterno alla divinità». Mentre mi coglie il sospetto che fra sharia e laicizzazione assoluta (mai scevra di massacri) esista un tertium genus rispondente alla formula della “distinzione nell’unità” (e poi il dubbio che proprio questa sia la peculiarità della civiltà occidentale), Chiamparino aggiunge: «Sul piano politico, l’equiparazione morale fra Stati Uniti e terrorismo è marginale. Sul piano invece della cultura diffusa, è come se rinverdisse una certa “furbizia da Italietta”; quella per cui, in fondo, in fondo, ognuno ha le sue colpe… Poi c’è il pacifismo che condanna la guerra tout court. A questo partito non m’iscrivo, ma riconosco il valore della sua testimonianza. Eppure, se in discussione è la libertà, prendere le armi per difenderla è lecitissimo». E la marcia di Assisi? «Un appuntamento quasi istituzionale, che in pendenza di avvenimenti divisivi diviene un luogo politico. In questi casi se ne dovrebbero rivedere completamente le piattaforme». Allora, signor Sindaco, la vedremo scendere in piazza il 10 novembre per manifestare solidarietà agli Stati Uniti… «Beh, no. È Forza Italia che organizza e io non sono di quel partito. Starò a casa». Ma si tratta di solidarietà, non di politica partigiana… «A Torino abbiamo già fatto la nostra manifestazione subito dopo gli attentati. Francamente non vedo nella mia città un’emozione diffusa che possa spingere il Sindaco ad aderire».
Intolleranti tollerati?
Pietro Marcenaro, segretario regionale dei DS piemontesi, condivide in pieno il Sindaco su Bouchta e l’islamismo; sostiene che «chi rappresenta la convivenza fra diversi come un problema armonico è molto distante dalla realtà»; e dice che la frizione fra culture diverse «non è a Torino più acuta che altrove», ma che certamente «in certi punti della città la cosa si fa più acuta». Poi che «il terrorismo va represso senza mezzi termini» e che «Bouctha è ambiguo. Può asserire l’innocenza di bin Laden negli attentati dell’11 settembre, giacché ritengo lecito avere dubbi su prove non viste (e farlo fa parte della nostra civiltà giuridica). Ma che bin Laden sia a capo di un’organizzazione terroristica chiamata Al-Qaeda è fuori discussione. Ha firmato decine di attentati e si prepara ad autorizzarne altri. Sarebbe bene che qualche organizzazione internazionale approntasse una lista dei gruppi terroristici di cui è vietato fare apologia».
Pericoloso, ma comprensibile (rifletto io); e Marcenaro aggiunge: «Mi ha impressionato il cartello esibito alla manifestazione islamica di domenica 14 al Castello Sforzesco di Milano: l’Eucarestia cristiana configurerebbe antropofagia ed ematofagia. Non sono cattolico, ma trovo l’affermazione di una violenza inaccettabile. Non riesco a immaginare un atto di odio e di violenza più duro di quello che insulta il Dio di un altro. L’unico precedente che ricordi è quando a Lodi, anni fa, un gruppo di leghisti buttò dell’urina di maiale là dove doveva sorgere una moschea…».
Eppure il comunismo sovietico, cinese, indocinese, albanese, africano, sudamericano, nicaraguense e cubano, il Terzo Reich, il paganesimo classico e il giacobinismo (che già bollò i cristiani come antropofagi)… Un’ultima domanda: non crede che su questi temi la Sinistra italiana sia confusa? «Mi pare lo sia invece la Destra». OK, palla al centro. «Ma — glossa Marcenaro — applaudire chiunque parli in nome di presunti diritti dei poveri è superficiale. Guardiamo i contenuti, altrimenti equivochiamo». Rifletteva sempre il Churchill di cui in apertura: «La democrazia, si è detto, è la forma di governo “peggiore”, eccettuate tutte quelle sperimentate fino a oggi».
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