I dubbi esistenziali di An
Di parole grosse ne sono volate a iosa. «Li ho fatti uscire dalle fogne», avrebbe detto Sivlio Berlusconi degli ex alleati di Alleanza Nazionale. «Mica è eterno. E io ho vent’anni di meno», avrebbe risposto Gianfranco Fini. Sono seguite smentite e c’è da crederci, visto che come tutti sanno la politica è fatta da educande. Fatta la tara ai toni e cercando di ragionar a mente fredda c’è però da chiedersi: e ora? Che ne sarà del centrodestra? Se lo chiede la lavandaia, ma anche gli stessi protagonisti. Secondo Ignazio La Russa, presidente dei deputati di An: «Siamo a un bivio. O si insiste su un percorso che darà vita a qualcosa di nuovo che tenga assieme il popolo delle libertà oppure ci divideremo in tre o quattro tronconi e daremo agio alla sinistra di recuperare. La strada deve essere quella del confronto serio sui valori, sui contenuti e soprattutto – lo sottolineo – sulle regole della convivenza all’interno del centrodestra. Noi su questo siamo chiari, abbiamo due pilastri: sì al bipolarismo, no all’inciucio». Siete pronti a dialogare con tutti? «Con tutti. Col nuovo partito di Berlusconi, con Casini, con Bossi. Va trovata una nuova strategia. D’altronde, miracolosamente, Casini, Fini e Berlusconi su questo sono d’accordo. Vabbè, poi non piacciono i modi di Fini? Anche a noi non è piaciuto che il cavaliere sia andato a benedire La Destra di Storace. Ma se iniziamo una discussione sui modi non ne usciamo più. Bisogna incontrarsi e mettersi d’accordo».
Per Gianni Alemanno, ex ministro delle Politiche agricole e forestali del governo Berlusconi una «riconciliazione con il partito di Berlusconi non è solo auspicabile, ma anche probabile. Anche perché, a meno che Berlusconi non voglia far vincere la sinistra, deve cercare una sintesi con noi». Per Alemanno “sintesi” è la parola magica, perché «le difficoltà che viviamo oggi e che vivemmo anche durante l’esperienza di governo, furono dovute proprio a questa incapacità di trovare punti d’equilibrio fra le diverse opinioni dei partiti del centrodestra».
Viviana Beccalossi, vice presidente della Regione Lombardia e assessore all’Agricoltura: «Mi metto nei panni della casalinga che vota Casa delle Libertà. Come glielo spieghiamo questo casino? È come un marito che si taglia il pisello per far dispetto alla moglie. Uno spettacolo penoso. Lo psicodramma deve finire». Come? «Chiaro che siamo obbligati a far pace. Dove andiamo divisi?».
Benedetto Tusa, avvocato milanese, nel Cda della Metropolitana milanese, quota An. Tusa è un simpatico ultrà cattolico, interprete dello zoccolo duro dei militanti che dal Msi hanno seguito Fini in tutte le sue revisioni storiche. Insomma, un postfascista gentiluomo. «Però il Cavaliere con il suo modo di fare ci ha costretti allo scatto d’orgoglio. Sento i militanti che sbottano, eh no, fanculo Berlusconi, fanculo le sue televisioni, fanculo il suo modello di vita. È vero che quanto a modello di vita anche da noi non è che si veda un bello spettacolo. Però nella nostra base si ragiona così. E volente o nolente anche Berlusconi ci deve fare i conti». Come? «Offrendoci una via d’uscita onorevole».
Barbara Ciabò, la bella aennina del Consiglio comunale di Milano, anche lei ritratta in un siparietto con Berlusconi e protagonista di un episodio che ha fatto mobilitare i fotografi e chiacchierare le malelingue. Un’altra delle preferite del Cavaliere. «Sì, il Cavaliere mi ha sempre detto: “Chiamami quando vuoi”. Crede che non ci abbia pensato? Però non fa parte del mio dna, il tradimento. In politica come altrove. Se matrimonio s’ha da fare, e secondo me s’ha da fare, dobbiamo farlo insieme, con Gianfranco e Silvio all’altare. Scherzo, comunque alla fine il partito unico si farà. E dove vogliamo andare noi di An che non c’abbiamo neanche una lira?».
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