I due nuovi Averroè del Meeting hanno qualcosa da dire a Scalfari&c.

Il villaggio globale non ci cambia il destino, ma il rumore mediatico di sottofondo ha come ogni giorno la sua pena. Gli Italians dei Severgnini, multiculturalista d’Abissinia, il busto dell’Espresso con la montanara per niente laica di Io, il festival del cinema di Venezia che ci aggiorna sulle ultime bagatelle del nostro leggero “odio di noi stessi”. Insomma, niente di nuovo sul fronte occidentale, se non, scusate l’insistenza, gli interventi degli islamici Wa’il Farouq (docente in un ateneo cattolico del Cairo) e Said Shoaib (giornalista) al Meeting di Rimini per presentare la versione araba del Senso religioso di don Luigi Giussani.
Il fatto contiene la chiave di volta filosofica, politica, religiosa e sociale per superare la cortina di ferro tra islam e resto del mondo. Per Wa’il la radice araba della parola “realismo” è «cadere dal cielo»: «Siccome gli eventi cadono dal cielo non c’è nessuna alternativa se non rassegnarsi. Tale constatazione porta all’assenza della libertà dell’uomo nel rapporto con la realtà». Quanto alla ragione, Wa’il ha detto che «nella lingua araba significa “legare, incarcerare, chiudere dentro”. La mente e la ragione sono sempre state in eterno confronto con la religione, fino ad arrivare all’accusa di apostasia dei fondamentalisti nei confronti degli intellettuali». E ha concluso: «Questo libro non solo apre nuovi orizzonti al pensiero arabo, ma procede verso la creazione di un vero dialogo tra le culture, perché, recuperando l’esperienza elementare, l’umanità potrà trovare un linguaggio comune con cui dialogare». Ecco, disseppellita dal tumulo di sabbia dove giaceva da mille anni la scoperta che Averroè fece con Aristotele, vediamo se riusciamo anche noi a riemergere dalla depressione che ci inchioda al pensiero dell’età di Scalfari&C.

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