I duri giorni del prodiano Riotta

Di Manes Enzo
31 Gennaio 2008

La conversazione si accende quando la politica, ormai proiettata al voto anticipato, si interroga su come i tg sposeranno la contesa. Su parecchie testate si liquida la questione in poche battute, pure sapide. Il cielo si rannuvola e la chiacchera tende al grave, quando la discussione inciampa sul Tg1 e sul direttore Gianni Riotta. Non è sfuggita la gestione prodiana dell’ex penna della Stampa. Anche alla luce del sole. Non sono passati inosservati certi sussurri da Oltretevere per una “lettura” delle faccende vaticane poco attenta al pensiero del Papa. Hanno trasmesso malumore alcune interviste promozionali nell’edizione delle 20, ad esempio epica quella a Lilli Gruber per l’ennesima sua fatica letteraria. Sempre in quelle conversazioni di cui sappiamo capace la politica quando si impegna – e questo è un momento di fatica e travaglio – vige la consapevolezza che ciascuno deve rimanere al suo posto, anche perché prima c’è da sistemare la partita ingarbugliata del Consiglio di amministrazione. Ragionevolmente se ne parlerà tra un anno di nuove nomine alle direzioni dei telegiornali. A meno che qualcuno non voglia anticipare la dipartita di sua sponte. Improbabile secondo la conversazione. Rimane il problema del Tg1 elettorale. E non è possibile l’alzata di spalle perché appunto di problema si tratta. Ecco allora che potrebbe essere uomo di gestione equilibrata del politico Fabrizio Ferragni, qualifica di vicedirettore. Professionista capace, difficile alla levata di scudi come allo schierarsi sfacciato. Lui sta in quelle stanze da tempo e conosce come si deve lavorare quando si confeziona il più importante telegiornale della televisione italiana. Riotta lascerebbe fare. L’anno venturo si vedrà. Un pensierino a quel prestigioso scranno lo sta facendo Angela Buttiglione, oggi alla direzione dei tg regionali. Piace in Vaticano e poi abita nello stesso palazzo di Cossiga.

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