I figli di Yassin

Di Tempi
26 Marzo 2004
L’“omicidio mirato” del leader di Hamas fa schizzare alle stelle la tensione in Medio Oriente. Che ne sarà di questi bambini?

Lo sceicco Ahmed Yassin (foto sopra) ucciso dai missili israeliani il 22 marzo scorso è stato il fondatore (nel 1987), il leader spirituale del movimento islamista Hamas e il teorico del “martirio” come giustificazione degli attacchi suicidi contro la popolazione civile ebrea. L’“omicidio mirato” dello sceicco – operazione che sembra sia stata decisa e seguita personalmente dal primo ministro israeliano Ariel Sharon – è stato condannato dall’intero consesso internazionale, mentre Hamas ha minacciato “vendetta infinita” e “centinaia di morti ebrei”.

Cos’è Hamas?
Hamas è la principale delle organizzazioni islamiste responsabili di un’educazione che, ad ogni livello della società e fin dalla primissima infanzia (vedi foto), tende a instillare nella popolazione palestinese l’odio antiebraico e la giustificazione della distruzione di Israele con ogni mezzo. Sorto come ramo palestinese del movimento fondamentalista dei Fratelli Musulmani (fondato in Egitto nel 1928 da Hassan al Banna e messo fuori legge nel 1954 dal presidente egiziano Nasser), Hamas significa “ardore” ed è l’acronimo di Harakat al-Muqawama al-Islamiyya, Movimento di Resistenza Islamico. Negli anni ’90 gli accordi di Oslo e la costituzione dell’Anp sembravano aver dato concretezza al processo di pace e avevano ridotto l’influenza politica di Hamas, contraria a qualsiasi negoziato con Israele. Ma il mancato rispetto del calendario di ritiro di Israele dai Territori fissato ad Oslo e la crisi di legittimità dell’Anp di Arafat, hanno favorito la diffusione della linea di Hamas. La cui ala militare, le brigate “Al Qassam”, nate nella Striscia di Gaza e specializzate in attacchi suicidi, ha firmato negli ultimi quattro anni decine di attentati in Israele con uomini, donne e adolescenti kamikaze.

Teorici del “suicidio-martirio”
Secondo Massimo Introvigne, che gli ha dedicato un libro (Hamas. Fondamentalismo islamico e terrorismo suicida in Palestina, Elledici, Torino, 2003, pagine 128, euro 8,00) «Hamas è costituito da una corrente radicale che è fedele alla formula leninista del “coup d’état” e da una corrente neotradizionalista, che cerca di islamizzare la popolazione alla base. È una specie di visione gramsciana, che mira a prendere il potere ma vuole anzitutto conquistare la società, promuovendo sindacati musulmani, scuole musulmane, giornali musulmani. Se noi leggiamo il suo statuto, vediamo che l’obiettivo di questa organizzazione è trasformare la Palestina in uno Stato islamico, cioè retto dalla sharia, in vista di una riunificazione dell’intero mondo musulmano in un califfato. Ma con una specificità, richiamata nell’articolo 14: la liberazione della Palestina è un obbligo per ogni musulmano, in qualsiasi paese egli viva. Per Hamas, la questione palestinese non è una delle tante assieme alla Cecenia, al Kashmir, e simili. È la questione centrale, e per ragioni non solo politiche ma anche religiose. Hamas dedica molta attenzione a controbattere l’obiezione secondo cui il suicidio è contrario all’islam e pertanto gli attacchi suicidi non sono leciti per un musulmano. Hamas risponde che non si tratta di suicidio ma di martirio. Un’analisi del profilo socio-economico di quanti hanno scelto il martirio mostra che il loro livello, sia di potere di acquisto che di istruzione, è più alto della media dei palestinesi. Anzi, due terroristi su tre fanno parte della classe medio-alta. È l’ideologia che li muove».

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