I figli di Yassin

Di Tempi
25 Marzo 2004
L'"omicidio mirato" del leader di Hamas fa schizzare alle stelle la tensione in Medio Oriente. Che ne sarà di questi bambini?

o sceicco Ahmed Yassin (foto sopra) ucciso dai missili israeliani il 22 marzo scorso è stato il fondatore (nel 1987), il leader spirituale del movimento islamista Hamas e il teorico del “martirio” come giustificazione degli attacchi suicidi contro la popolazione civile ebrea. L'”omicidio mirato” dello sceicco – operazione che sembra sia stata decisa e seguita personalmente dal primo ministro israeliano Ariel Sharon – è stato condannato dall’intero consesso internazionale, mentre Hamas ha minacciato “vendetta infinita” e “centinaia di morti ebrei”.
cos’è Hamas?
Hamas è la principale delle organizzazioni islamiste responsabili di un’educazione che, ad ogni livello della società e fin dalla primissima infanzia (vedi foto), tende a instillare nella popolazione palestinese l’odio antiebraico e la giustificazione della distruzione di Israele con ogni mezzo. Sorto come ramo palestinese del movimento fondamentalista dei Fratelli Musulmani (fondato in Egitto nel 1928 da Hassan al Banna e messo fuori legge nel 1954 dal presidente egiziano Nasser), Hamas significa “ardore” ed è l’acronimo di Harakat al-Muqawama al-Islamiyya, Movimento di Resistenza Islamico. Negli anni ’90 gli accordi di Oslo e la costituzione dell’Anp sembravano aver dato concretezza al processo di pace e avevano ridotto l’influenza politica di Hamas, contraria a qualsiasi negoziato con Israele. Ma il mancato rispetto del calendario di ritiro di Israele dai Territori fissato ad Oslo e la crisi di legittimità dell’Anp di Arafat, hanno favorito la diffusione della linea di Hamas. La cui ala militare, le brigate “Al Qassam”, nate nella Striscia di Gaza e specializzate in attacchi suicidi, ha firmato negli ultimi quattro anni decine di attentati in Israele con uomini, donne e adolescenti kamikaze.

Teorici del “suicidio-martirio”
Secondo Massimo Introvigne, che gli ha dedicato un libro (Hamas. Fondamentalismo islamico e terrorismo suicida in Palestina, Elledici, Torino, 2003, pagine 128, euro 8,00) «Hamas è costituito da una corrente radicale che è fedele alla formula leninista del “coup d’état” e da una corrente neotradizionalista, che cerca di islamizzare la popolazione alla base. È una specie di visione gramsciana, che mira a prendere il potere ma vuole anzitutto conquistare la società, promuovendo sindacati musulmani, scuole musulmane, giornali musulmani. Se noi leggiamo il suo statuto, vediamo che l’obiettivo di questa organizzazione è trasformare la Palestina in uno Stato islamico, cioè retto dalla sharia, in vista di una riunificazione dell’intero mondo musulmano in un califfato. Ma con una specificità, richiamata nell’articolo 14: la liberazione della Palestina è un obbligo per ogni musulmano, in qualsiasi paese egli viva. Per Hamas, la questione palestinese non è una delle tante assieme alla Cecenia, al Kashmir, e simili. È la questione centrale, e per ragioni non solo politiche ma anche religiose. Hamas dedica molta attenzione a controbattere l’obiezione secondo cui il suicidio è contrario all’islam e pertanto gli attacchi suicidi non sono leciti per un musulmano. Hamas risponde che non si tratta di suicidio ma di martirio. Un’analisi del profilo socio-economico di quanti hanno scelto il martirio mostra che il loro livello, sia di potere di acquisto che di istruzione, è più alto della media dei palestinesi. Anzi, due terroristi su tre fanno parte della classe medio-alta. È l’ideologia che li muove».

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