I LIKE FORMIGONI
Che Roberto Formigoni abbia ragione lo si evince dalle reazioni. Credete che si sarebbe sollevato tutto questo can can mediatico intorno alla sua iniziativa politica, se tutti i ben informati non sapessero che una “lista del Governatore” vale sul serio quel 15-20 per cento che i sondaggi gli accreditano in Lombardia? Ecco dove sta il “caso Formigoni”, ecco perché fa notizia e, diciamolo, anche un po’ paura a qualcuno. Perché?
Primo, perché la squadra di Formigoni esiste e comunica, fa progetti e li realizza, non usa il federalismo come contenitore di fazzoletti verdi e demagogia, ma lo riempie di richieste concrete e irriducibili al teatrino partitico della Repubblica italiana fondata sul consociativismo.
Secondo, Formigoni non usa il vecchio armamentario dell’ideologia catto-comunista, non promette paradisi terrestri e non si presenta come salvatore del mondo. Formigoni governa una regione che rappresenta un modello di buona e razionale amministrazione per l’Italia intera (e non solo, visto che gli indicatori economici classificano il sistema Lombardia in cima all’Europa, secondo soltanto al tessuto socio-produttivo dell’Ile de France). Formigoni non si perde in troppe e fumose chiacchiere su libertà, ricchi e poveri. Formigoni aggrega la gente libera sui fatti. Ricchi e poveri. Dunque, quarta e fondamentale osservazione, Formigoni riempie e non toglie a Berlusconi. Conclusione? Forse il “listone” formigoniano si trasformerà “in listino”. Non cambia niente. Come dice Piero Borghini, «i fatti restano». Mentre il parlarsi addosso di tanta bassa politica passerà come passano l’aria e le parole scritte sull’acqua.
Una postilla. Formigoni, candidato per il centrosinistra al posto di Romano Prodi, vincerebbe le elezioni del 2006 anche senza Nichi Vendola. Cav., ringrazi.
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