I gladiatori col mestolo

Di Valenti Duilio
05 Luglio 2001
Suonano le trombe, scendono in piazza i duellanti

Suonano le trombe, scendono in piazza i duellanti. L’arena si azzittisce, la tensione è altissima, i palmi sudati. Il gran maestro va a scoprire le armi segrete dei duellanti. Pistola o scimitarra? Pugnale o mazza? Cresce l’ansia, gli spettatori si tengono per mano. È sollevato il lungo velo nero dal colossale cilindro di pietra scavata, il gran maestro ci immerge le braccia e con uno scatto felino ci salta sopra sollevando gli strumenti del duello: le aragoste! Non siamo in un colosseo ma in un’arena culinaria di uno studio televisivo, e gli sfidanti non sono gladiatori ma cuochi in lotta per aggiudicarsi il titolo di Iron Chef (chef di ferro). Uno dei programmi televisivi più in voga del momento, Iron Chef viene direttamente dal giappone. Gli chef di ferro sono quattro, uno per la cucina cinese, uno giapponese, uno francese ed uno italiano. Il gran maestro ne sceglie uno per difendere il titolo contro lo chef sfidante. Gli chef avranno un’ora per preparare sei piatti. I piatti vengono offerti a giudici, attori e personalità giapponesi, i quali, dopo aver espresso commenti assai stravaganti probabilmente dovuti alla traduzione dal giapponese, annunciano il vincitore. Il tutto si svolge in una cortina di drammaticità rilevante, con primi piani degli chef che sudano, cameraman che corrono da una parte all’altra dell’arena, l’orologio che ticchetta. A parte tutte le fanfare, Iron Chef è accattivante perché mostra metodi culinari insoliti. Se vuoi vincere, devi inventare qualcosa di straordinario e seducente. Fino ad ora c’è stato solo uno chef che è riuscito a vincere nell’arena giapponese: Ron Siegel, chef di un ristorantino di ispirazione francese di San Francisco. I critici di cucina lo idolatrano e le probabilità di trovare un tavolo aperto nel suo ristorante sono inferiori a quelle di vincere la lotteria. Idolo di cartone? No, chef di ferro.

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