I missionari che non smettono mai di partire
Era un comboniano vecchio e molto malato, tornato dopo 47 anni dall’Africa solo perché il cancro non era, laggiù, curabile. Uno di quegli uomini che a vent’anni avevano già deciso tutto, e che aspettavano soltanto l’ora di partire: col piroscafo, per l’Egitto, lasciando un’Italia degli anni Cinquanta come non l’avrebbero mai più ritrovata. Sul comodino dell’infermeria della Casa madre, a Verona, accanto a un bicchiere con una medicina giallastra solo un rosario, e un orologio da polso meccanico, usurato dal tempo segnato. Sulla parete bianca un crocefisso, la camera nel silenzio.
Nel letto il prete è inerte, consunto dalla malattia. Parla con estrema fatica, intervallando poche parole con lunghe pause. Lo sguardo però è molto vivo, e attento sulla faccia dell’interlocutore. Racconta, e pure nelle frasi troncate – il cancro ferocemente toglie il fiato, e zittisce – emerge l’Africa, la missione, e le facce degli uomini incontrati, e il Vangelo che li meravigliava, e per cui tornavano ad ascoltare. E le scuole, e i villaggi costruiti, e i figli battezzati. E la violenza opaca, dalle radici sempre risorgente – l’etnia nemica, la tribù rivale acquattata nella foresta, pronta all’agguato. La volta che tocca al prete italiano, che già il fucile è puntato, lui non chiede pietà. Ma – non per sfida, né per orgoglio, e solo come se semplicemente testimoniasse ai suoi assassini la verità – dice: «Anche se mi ammazzate, io ho vissuto più di tutti voi». Ridono sbalorditi i banditi, vecchio pazzo, borbottano nel loro dialetto, e lo lasciano andare.
Roma, due mesi dopo Verona. è poco più che un ragazzo il missionario della Fraternità San Carlo appena tornato dall’Argentina e in partenza per il Cile. Ma, a un certo punto, parlando, pronuncia una frase. «Quando sono partito – dice – mi sono accorto sull’aereo di avere addosso la gratitudine di chi ha ricevuto tutto. è in questa coscienza, che la missione diventa il debordare di qualcosa». La gratitudine di chi ha già ricevuto tutto, e la consapevole pienezza che fa dire a un uomo, davanti alla morte e a chi lo potrebbe ammazzare: io ho vissuto più di tutti voi. Il vecchio comboniano di Verona era un’ombra, scavato e terreo come un Crocefisso di El Greco. Il ragazzo in partenza per il Cile, nell’oro dei suoi anni, ha il fisico e le spalle dei lombardi della pianura. Missionari entrambi, però. Uno torna, uno va. Non smettono mai di partire.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!