I morti di Lampedusa e il voto agli immigrati
Non era necessario ritrovarsi a leggere pagine e pagine di giornali con l’ennesimo resoconto macabro di ciò che il mare ha restituito per avere la certezza che il problema dell’immigrazione non sta nel concedere o meno il voto agli immigrati, ma che è proprio un’altra cosa. Il concedere il voto agli immigrati è un giusto esercizio di civiltà che, però, è lontano anni luce da ciò che sta accadendo da anni sulle nostre coste, perché, fino a prova contraria, votano i vivi, non i morti. Che il dibattito sul voto agli immigrati abbia esclusive radici politiche è, oggi, crudamente evidente e mai come in questo frangente, forse, dire “politico” equivale a dire “scollato dalla realtà”. Il voto è un diritto che riconosce una prospettiva matura e civile di accoglienza dell’altro, è un atto che suggella un percorso che presuppone un lavoro, anche lungo, cosciente e democratico di un popolo. Per affrontare questa traiettoria c’è bisogno di una alleanza politica salda e certa di sé e, oggi, non c’è altra alleanza possibile di quella che c’è. L’estromissione di un elemento di questa “unità” o l’accreditarsi di una parte a dispetto degli alleati, per una mera visibilità politica, è un’operazione senza prospettiva, inutile e crudele per quanto riguarda il problema dell’immigrazione, pericolosa per altri risvolti.
Il problema dei governi di centro-sinistra era un alto tasso ideologico, quello del centro-destra è un’esagerata dose di personalismo. Oggi, più che mai, la realtà ci dice che una gestione responsabile e democratica della “res publica” impone un dialogo cosciente, e finalmente “adulto”, all’interno della Casa della Libertà e, soprattutto, ci dice che è ora di farla finita con i personalismi.
Maurizio Lupi e Mario Mauro deputati di Forza Italia
dichiarazione resa a Tempi, 20 ottobre 2003
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