I Mr Bean di Whitehall
Jonathan Lynn è un giornalista britannico che ha dato alle stampe The funniest political quotes (Politico’s, 9,99 sterline, dal 7 aprile nelle librerie inglesi): una miniera di trucchi e arguzie lessicali necessarie ad ogni aspirante politico, prese in prestito da Westminster e da “Yes Minister”, serial tv della Bbc che negli anni Ottanta divenne un appuntamento imperdibile per il pubblico inglese. Si narra che Margaret Thatcher sospendesse addirittura le riunioni di Gabinetto per non perderne una puntata. La trama: un ministro incapace, un advisor con poca voglia di fare, e un civil servant furbo e intrallazzone al centro di un turbine di situazioni tutt’altro che distanti dalla realtà quotidiana di Whitehall.
Prima di tutto, ammonisce Lynn, un giovane politico deve ricordare che «se la gente non sa cosa stai facendo, non sa nemmeno cosa stai facendo di sbagliato», e che «nel linguaggio ministeriale “abbiamo deciso un’applicazione maggiormente flessibile di questo principio” significa “stiamo abbandonando questa politica ma non vogliamo ammetterlo pubblicamente”». Importante è sapere che la frase «la questione è tenuta in considerazione» significa in realtà «abbiamo perso il documento» mentre «la questione è tenuta in alta considerazione» va tradotta con «stiamo cercando di ritrovare il documento». Ma la politica si scontra anche con situazioni più scottanti, come ad esempio la pubblicazione di un report scomodo. Partendo dal presupposto che «solo i governi totalitari sopprimono i fatti mentre in questo paese abbiamo solo deciso democraticamente di non renderli pubblici», sono quattro i livelli di intervento per discreditare preventivamente il documento sgradito.
smontare un dossier in quattro fasi
Primo. Rifiutare la pubblicazione per motivi di interesse pubblico utilizzando una di queste formule: ci sono considerazioni di sicurezza al riguardo; le rilevanze raggiunte potrebbero essere mal interpretate; stiamo attendendo i risultati di un report più dettagliato ancora in preparazione. Secondo. Screditarne le rilevanze dicendo: lascia molte domande senza risposte; molte conclusioni sono elusive; le conclusioni sono aperte a diverse interpretazioni; alcune rilevanze sono contraddittorie; alcune conclusioni sono sotto stretta considerazione. Terzo. Minarne le raccomandazioni spiegando: non è una base per decisioni di lungo termine; non contiene informazioni sufficienti su cui basare una valida valutazione; non ci sono ragioni per un ripensamento della politica esistente. Quarto. Screditare la persona che ha stilato il report: nutre da sempre risentimento nei confronti di questo ministero; è alla ricerca di pubblicità; sta cercando di ottenere una carica pubblica; è stato consulente di una multinazione; vuole essere un consulente di una multinazionale.
Di routine politica sono anche i discorsi, e qui è fondamentale che gli speechwriter ricordino che «un buon discorso politico non è quello nel quale si può provare che il deputato sta dicendo la verità ma quello che non consente di provare che stia mentendo» come che ai comitati interministeriali «è dovere del politico dire tutta la verità e nient’altro che la verità. Anche se sarebbe profondamente inappropriato e grandemente irresponsabile dire l’intera verità». Per finire, due regole auree. La prima: «Il governo si basa sui princìpi e il principio è “mai agire in base ai princìpi”». E la seconda: «Il governo non ha a che fare con la moralità ma con la stabilità. Ovvero far funzionare le cose, prevenire l’anarchia, evitare che la società cada a pezzi. E, soprattutto, essere ancora qui domani».
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