I neopatentati vanno forte? Lasciamoli soli in macchina
I giovani non ne vogliono sapere di sicurezza stradale e di prudenza nella guida. Le stragi del venerdì sera sono più stragi di prima, i controlli da parte delle forze dell’ordine restano insufficienti. In questa situazione di autentica emergenza, la riforma del Codice della strada sembra ancora una volta il bastone di pulcinella. Si inaspriscono le ammende e si minacciano revoche del permesso di guida ma poi un emendamento, dopo le bastonate, cerca di dare anche una carota ai bravi, a coloro che non commettono infrazioni. Giustamente, il presidente dell’Asaps (Associazione amici e sostenitori polizia stradale) ha fatto presente che premiare chi non commette violazione del codice è segno di debolezza dello Stato. Che, sia detto, ha fornito alla stradale un organico globale che è la metà del numero di agenti e carabinieri in servizio la domenica negli stadi. Per anni ho pungolato le istituzioni perché sulle strade ci fossero più agenti. Ma sono rimasto sempre inascoltato. Le stragi sono cominciate, sono continuate e continueranno: le ammende, anche forti, servono a poco. Servono, caso mai, leggi mirate. I giovani vanno forte in auto? Bene, limitiamo i danni proibendo ai neopatentati di trasportare più di un passeggero: chi viola la norma perde la patente. L’educazione stradale, l’abbiamo ormai capito, forma il cittadino solo se impartita dalle elementari. Verso chi si comporta male serve solo una dura repressione, qual è proprio la perdita della patente. Ma per farlo, 12 mila agenti di polizia stradale a guardare 380 mila chilometri di strade non bastano, ce ne vogliono almeno il doppio. L’aumento della spesa di bilancio? La si recupererebbe coi risparmi sul costo sociale di feriti e morti in incidenti sulla viabilità.
senzafirma
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