I nuovi “volenterosi carnefici”
Per fortuna non è né il ministro Rocco Buttiglione, né un difensore d’ufficio del cristianesimo che parla. Ma uno studioso laico, antropologo, scienziato, docente alla prestigiosa università americana di Stanford. Ecco, per la consolazione dei nuovi volenterosi carnefici, alcune conclusioni di ricerche e studi durati oltre vent’anni di René Girard, tratte dal saggio Vedo Satana cadere come la folgore, edito in Italia (nel 2001) da Adelphi. «A partire dal primo Rinascimento, ciò che è pagano gode presso i nostri intellettuali di una fama di trasparenza, purezza e salubrità che nulla può scuotere. Il paganesimo è sempre favorevolmente contrapposto a tutto quello che il giudaismo e il cristianesimo comporterebbero invece di “malsano”. Fino al nazismo incluso, il giudaismo era la vittima preferenziale di questo sistema da capro espiatorio, e il cristianesimo non veniva che in seconda battuta. Dopo l’Olocausto, in compenso, non si osa più prendersela direttamente con il giudaismo, ed è stato il turno del cristianesimo di venir promosso al rango di primo capro espiatorio. Tutti cadono in estasi davanti al carattere aereo e salubremente atletico della civiltà greca, contrapposto all’atmosfera opprimente, sospettosa, tetra e repressiva del mondo giudaico e cristiano. Questo è l’abbicì della nostra cultura universitaria, ed è il vero legame fra i due nietzscheanesimi del XX secolo: la loro comune ostilità alla nostra tradizione religiosa (…). Il tentativo di far dimenticare agli uomini la pietà per le vittime, quello intrapreso da Nietzsche e da Hitler, si è risolto in un fallimento che, almeno per ora, sembra definitivo. Non è tuttavia il cristianesimo, nel nostro mondo, a trarre profitto dal trionfo della pietà per le vittime, bensì quello che bisogna definire come il nuovo totalitarismo, il più maligno dei due, e palesemente il più ricco di avvenire oltre che di presente: quello che, anziché opporsi apertamente alle aspirazioni giudaico-cristiane, le rivendica come proprie e contesta l’autenticità della preoccupazione cristiana per le vittime (non senza una certa apparenza di ragione a livello delle azioni concrete, dell’incarnazione storica del cristianesimo reale nella storia). Anziché opporsi con franchezza al cristianesimo, il nuovo totalitarismo vuole scavalcarlo a sinistra. Il movimento anticristiano più forte è quello che fa sua e “radicalizza” la preoccupazione verso le vittime per paganizzarla. Le Potestà e i Principati si danno adesso una veste “rivoluzionaria” e rimproverano al cristianesimo di non difendere le vittime con sufficiente ardore, non scorgendo nel passato cristiano altro che persecuzioni, oppressioni, inquisizioni. Il nuovo totalitarismo si presenta come liberatore dell’umanità. Per usurpare il posto di Cristo, le Potestà lo imitano in maniera rivalitaria, denunciando nella compassione cristiana verso le vittime un’imitazione ipocrita ed evanescente della vera crociata contro l’oppressione e la persecuzione, quella di cui invece loro sarebbero la punta di diamante. Seguendo il linguaggio simbolico del Nuovo Testamento si può dire che, nello sforzo di recuperare terreno e trionfare di nuovo, Satana prende in prestito il linguaggio delle vittime. Egli imita sempre meglio Cristo e pretende di superarlo. È il processo che il Nuovo Testamento designa nei termini dell’Anticristo. Per comprendere questa espressione è necessario iniziare a sdrammatizzarla, giacché corrisponde a una realtà assai quotidiana e prosaica. L’Anticristo si vanta di recare agli uomini la pace e la tolleranza che il cristianesimo senza risultati promette loro. In realtà, quello che la radicalizzazione della “vittimologia” contemporanea porta con sé è l’effettivo ritorno a ogni sorta di abitudini pagane: l’aborto, l’eutanasia, l’indifferenziazione sessuale, i giochi da circo di ogni tipo…»
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