«I PADRI DELLA FEDE? I MIEI GENITORI», SPIEGA RATZINGER
E un giorno, quando era già avanti negli anni, qualcuno chiese a Joseph Ratzinger, già docente di Teologia morale e di Dogmatica nelle più prestigiose università tedesche, presidente della Pontificia commissione biblica e della Commissione teologica internazionale, e naturalmente Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, qualcuno chiese dunque al cardinale Ratzinger, fra gli studiosi dei sacri testi il più dotto, quale fosse la prova più netta della verità della fede cristiana. Al che il principe dei teologi, senza affatto bisogno di riflettere: «Non saprei individuare una prova della verità della fede più convincente della schietta umanità che la fede ha fatto maturare nei miei genitori».
Tutto qua. Lasciando con la penna a mezz’aria i cronisti pronti ad affannarsi nei labirinti della Patristica e nelle asperità delle lezioni di Tubinga. Nelle finezze esauste della fede dei professori. Macchè. In oltre cinquant’anni di studi, di paziente analisi e esegesi dei sacri testi, e dopo avere interrogato tutti i Dottori della Chiesa, il futuro Benedetto XVI confessava – con la semplicità dei grandi – che prova più credibile della verità di Cristo non aveva trovato, dell’umanità profonda e autentica plasmata dalla fede cristiana nei suoi.
E così lo sconosciuto gendarme Joseph Ratzinger, sballottato da un paesino all’altro della Baviera in quegli anni Trenta perché non applicava alla lettera gli ordini del Reich, lui e sua moglie, massaia all’apparenza come mille altre, i capelli raccolti sulle vesti nere di donna delle campagne, quei due simili, a guardarli, a tanti nella Germania all’alba del disastro, quei due però erano, «per la schietta umanità che la fede aveva maturato in loro», più convincenti testimoni, per il futuro Papa, di Tommaso, Agostino, Bernardo.
Il che è splendido. La Chiesa continua di padre, di madre in figlio. Accanto al letto, nelle prime preghiere balbettate, molto più che la domenica sugli altari. Si respira, è l’odore di casa, è l’inflessione con cui si sente parlare, è lo sguardo con cui si guarda ai vicini, ai passanti. è il modo in cui ci si alza al mattino. Non si può fingere.
Il che, d’altronde, pone una domanda: in quanti, e sempre di più, nelle nostre famiglie, non abbiamo, non hanno questa matrice fondante? Di quante prove avran bisogno, quanti padri, falsi o veri, cercheranno tentoni gli orfani della prima certezza, i figli senza radice?
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