I ‘PARAURTI’ EVANGELICI CHE RISCHIANO DI NON METTERE A DISAGIO NESSUNO

La scrittrice cattolica americana Flannery O’Connor scrisse novelle e racconti brevi sull’influenza di Cristo nella vita dei cristiani dei paesi del Sud degli Stati Uniti. Quando le fu domandato perché le sue storie erano così violente, spiegò che i suoi personaggi, non essendo cattolici, non avevano la Chiesa e i sacramenti per umanizzare o, per così dire, ammorbidire, il potere della grazia di Dio. La Chiesa e i sacramenti erano, a suo giudizio, come i ‘paraurti’ delle macchine. Poiché i protestanti del Sud (per lo più battisti o associati a piccole comunità e movimenti locali molto critici nei confronti della ‘mondanità’ delle grandi denominazioni) ritenevano la natura umana completamente corrotta dal peccato, il loro contatto con la sacralità di Dio era spesso molto violento.
Questi cristiani della Bible-belt (ora noti con il nome di evangelici) evitavano l’impegno politico, perché la politica era considerata una delle più pericolose e blasfeme attività dell’uomo. Ora, naturalmente, non è più così. I cristiani evangelici oggi sono una delle forze politiche più potenti degli Stati Uniti, e senza il loro voto il presidente Bush non sarebbe stato eletto. Gli evangelici stanno rapidamente trasformandosi nel nuovo establishment di Washington. Oggi, quasi un membro del Congresso su tre si considera un cristiano evangelico, e altrettanto vale per molti membri dello staff del presidente (il suo principale scrittore di discorsi, Michael Gerson, potrebbe quasi essere definito il ‘teologo presidenziale’). Questi nuovi evangelici sono politicamente astuti, e il loro vocabolario non assomiglia affatto a quello dei profeti dell’Antico Testamento, ai quali molti evangelici di una volta assomigliavano. Persino l’aborto, ossia la questione che ha fatto entrare gli evangelici in politica, è affrontato con un linguaggio che impiega molti termini laici, persino liberal. Questi evangelici stanno cominciando ad allontanarsi dalla ‘durezza’ dell’esperienza religiosa evangelica. In altre parole, stanno cercando dei ‘paraurti’.
Una delle principali star di questo nuovo establishment è il senatore del South Dakota John Tune, che, nelle ultime elezioni, ha sconfitto il senatore Tom Daschle, il leader dei democratici al Senato, lasciando completamente di stucco l’establishment liberal. Quando gli è stato chiesto il motivo della sua opposizione all’aborto, il senatore Tune non ha risposto come i vecchi evangelici in termini di condanna biblica, ma ha parlato invece di «princìpi» e «obiettivi politici». La questione dei matrimoni gay è trattata nello stesso modo, ossia evitando risposte di carattere apertamente biblico o teologico. Come ha detto uno dei loro consulenti politici: «Ho fatto un lungo cammino per quanto riguarda la mia maturità cristiana. Non ho paura di ciò che il mondo laico mi può fare». Anzi, Rick Warren, l’autore di uno dei principali best-seller della storia editoriale americana, è un pastore evangelico, e il titolo del suo libro, The Purpose Driven Life, è così generico che può significare qualsiasi cosa. Il membro del Congresso Mike Pence (un democratico dell’Indiana), un’altra star del nuovo establishment evangelico di Washington, lo dice senza mezzi termini: «Spero di non mettere mai a disagio la gente».
Questo tipo di cristianesimo evangelico si è certamente allontanato moltissimo da quello ‘fondato su Gesù’ descritto da Flannery O’Connor. D’altra parte era un passo necessario perché gli evangelici potessero avere un’influenza sulla politica di oggi. Tuttavia, questo sviluppo potrebbe rappresentare l’inizio della fine per la politica evangelica. Infatti, non tutti i ‘paraurti’ funzionano. La Chiesa cattolica assegna al fondamento ecclesiale e sacramentale, così come al richiamo ai desideri del cuore dell’uomo (o, come espresso nella dottrina sociale cattolica tradizionale, la ‘legge naturale’), la funzione di stendardi della fede cristiana perché questi non sono considerati totalmente in contrapposizione con la Rivelazione. In mancanza di essi, tuttavia, i cristiani evangelici sono costretti a rivolgersi al ‘linguaggio della politica’ per evitare di mettere a ‘disagio’ la gente. Ma non è affatto la stessa cosa. L’evento cristiano non può essere espresso in termini politici. Il pericolo della poltical correctness si nasconde dietro a questo sviluppo e può distruggere la testimonianza cristiana degli evangelici come ha fatto nel caso delle chiese protestanti. Alla fine, è solo all’interno dell’esperienza sacramentale della Chiesa cattolica fondata sull’idea dell’Incarnazione che l’evento cristiano può essere allo stesso tempo umano e divino, senza alcun compromesso.
Lorenzo Albacete

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