I POPOLI DI JAHVE’

Di Bobo
21 Aprile 2005

Visto da lontano Israele può sembrare un’entità compatta, unita nella difesa contro i fondamentalismi arabi. In realtà è attraversata da fortissime tensioni. Tra gli ashkenaziti della prima ora originari dell’Europa centro-orientale, ossatura della classe dirigente, e i sefarditi, sopraggiunti più tardi dal mondo arabo, per lo più relegati nelle classi inferiori. Tra gli ultraortodossi che vorrebbero fare della Torah il fondamento dello Stato (legando il diritto di cittadinanza all’effettivo rispetto della legge mosaica e non solo alla discendenza etnica) e i laici che vedono la forza di Israele nella capacità di accogliere anche cristiani e palestinesi. Tra tutti questi e le ultime ondate di immigrati russi ed etiopi, con le loro caratteristiche peculiari.
Alberto Castaldini, giovane studioso di ebraismo, ne racconta con partecipazione e competenza, mostrando come le divisioni risalgano in ultima analisi all’antico, perenne paradosso del “particolarismo universalistico” della vocazione di Israele: reclamato da Jahvé come “proprietà esclusiva” e insieme mandato a “essere per le nazioni”. La possibilità di una pace in Medio Oriente passa dalla capacità del popolo dell’alleanza di essere fedele a se stesso.

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