I profughi palestinesi e gli altri

Di Tempi
18 Gennaio 2001
Sono tanti, ma non sono soli

Sono tanti, ma non sono soli: i quasi 4 milioni di profughi e loro discendenti palestinesi di cui nelle ultime settimane si è parlato in riferimento al mancato accordo di pace fra israeliani e palestinesi sponsorizzato dal presidente Usa uscente Bill Clinton costituiscono certamente la fetta più grossa della popolazione mondiale dei rifugiati all’estero, ma non l’unica. Oltre a loro, all’inizio dello scorso anno si calcolava che i profughi di tutte le nazionalità fossero 11 milioni e 675 mila, a cui andrebbero aggiunti gli sfollati interni, cioè coloro che sono costretti ad abbandonare la loro casa e a spostarsi in un’altra località del loro stesso paese a motivo di guerre e violenze; il numero di costoro oscillerebbe fra i 20 e i 25 milioni. La condizione dei profughi palestinesi è considerata talmente speciale che per la loro assistenza è stato costituito sin dagli anni Cinquanta un ente delle Nazioni Unite distinto da quello che si occupa di tutti gli altri: i rifugiati palestinesi sono assistiti dall’Unrwa, quelli del resto del mondo dall’Unhcr. I profughi palestinesi risultano tanto numerosi (solo quelli afghani, che sono oltre 2 milioni e mezzo, si avvicinano per entità) anche perché dal 1949 ad oggi nessun paese arabo ha accettato, per ragioni politiche e ideologiche, politiche di “resettlement”, cioè di insediamento definitivo e naturalizzazione dei rifugiati palestinesi approdati sulle loro terre. Oggi ci sono, nei paesi arabi, palestinesi che vivono in orridi campi profughi trasformati in strutture permanenti e palestinesi che conducono un’esistenza apparentemente normale, con una casa e un lavoro a volte anche di alto livello; ma tutti essi continuano ad essere considerati profughi. Diverso il caso di altri profughi di vecchia data: negli ultimi decenni centinaia di migliaia di ungheresi, cileni, ugandesi di origine indopakistana, vietnamiti, bosniaci, ecc. sono stati reinsediati in vari paesi del mondo. Nel 1999, per esempio, sono stati incorporati permanentemente nel paese di accoglienza oltre 115 mila profughi, quasi tutti nel Nordamerica: 85 mila negli Usa, 17 mila in Canada.

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