I ragazzi del coach

Di Fornari Alberto
17 Giugno 2004
Poca scuola e tanta palestra. Non sono né Totti, né Cunego, ma uno su 100mila (forse) arriverà. Un professore di educazione fisica racconta il sogno. E la realtà (ad alto rischio diseducativo) dello sport giovanile

Ondina Valla sorride, radiosa e timida dal podio di Berlino ’36, a Silvio Piola che, fresco come una rosa, dalla parete opposta mostra il suo volto semplice di campione dei Mondiali ’38; al contrario di Gino Bartali, appeso sopra il divanetto accanto, che sparge gloria e rughe di fatica sui francesi che s’incazzano. La saletta in cui mi trovo in quel di Sportilia, cattedrale dello sport nel deserto verdeggiante delle colline romagnole, realizzata con i soldi pubblici, ovviamente fallita e ora gestita intelligentemente da un albergatore della riviera, ospita una piccola galleria di vecchie glorie.

Promossi in campo, bocciati a scuola
Oggi è tempo di scrutini ai geometri dove insegno educazione fisica, di Europei in Portogallo, di urne per Strasburgo. Emergono i profili dei miei alunni che fanno sport ad un buon livello, freschi nella memoria delle valutazioni scolastiche appena concluse: quanto abbiamo parlato, discusso, battagliato su di loro! Erano tutti a rischio bocciatura e parecchi ci sono cascati. Ma come potrebbe essere diverso? Allenamenti duri fino a cinque volte a settimana; trasferte in tutta Italia e anche all’estero; ambienti scintillanti di tute, medaglie, nomi importanti e magari qualche ragazza; coccole, promesse, un po’ di soldi subito. E una passione grande che hai dentro al sangue. Come si fa a scegliere per la scuola? Chi ti aiuta a cercare il tuo vero bene? E poi gli incidenti. Mi tornano alla memoria gamboni e stampelle visti durante tutto l’anno e faccio una rapida stitica: della decina di buoni sportivi, 3 gessi e una spalla lussata cronica. Per non parlare del generalizzato mal di schiena. Me ne vengono in mente altri due, un serie B di basket e un ex nazionale allievi di pattinaggio: hanno dovuto smettere lo sport per gravi infortuni. Oggi uno va decisamente bene, a scuola; è intelligente ma prima di farsi male aveva buttato via un anno ciondolando da una palestra all’altra; l’altro proprio non decolla, è rimasto un bambinone con un fisico incredibile. Si può dimenticare il bisogno dei nostri ragazzi pieni di passione di essere educati nella loro interezza, di essere seguiti seguendo le tappe dell’età fisica e mentale, di coltivare le doti senza abdicare al raggiungimento di una personalità matura?
Si possono dimenticare i Pantani, i Maradona, i morti in mezzo al campo, gli atleti in carrozzella causa farmaci, le scommesse truccate, i falsi in bilancio, i nostri soldi sperperati, cioè rubati? Sì, certo, il male non può essere estirpato dal cuore dell’uomo e quindi neppure dal mondo dello sport. Ma la sistematica trascuratezza dell’educazione della corporeità è un buco nero tutto italiano, che non potrà certo essere colmato a colpi di blitz della Guardia di Finanza e magistrati Guariniello.

Sport, occhio al manico
Che fare? In attesa che la politica faccia la sua parte, si può cominciare da una certa oculatezza in famiglia. Ad esempio, voi, papà, portereste ad aggiustare la vostra auto da un panettiere che si diletta col meccano? E voi, mamme, andreste a farvi l’acconciatura da un’impiegata alle poste che si esercita sulle Barby?
Evidentemente no, eppure quando affidate vostro figlio ad una società sportiva compite una azione ugualmente paradossale, ma molto più grave.
In Italia non occorre alcuna qualifica per guidare corsi di attività motoria o sportiva per adulti o bambini. Ed in effetti è proprio ciò che accade: la quasi totalità degli istruttori di calcio, basket o pallavolo, in particolare nei settori giovanili, svolge il proprio vero lavoro in tutt’altro campo e fa l’istruttore come hobby, per passione. Le Federazioni sportive richiedono solo, da un certo livello in su, di entrare in possesso di un “patentino”, che si acquisisce superando un esame al termine di un corso di qualche serata.
Quindi, cari genitori, mentre gli insegnanti di qualsiasi materia nella scuola devono essere per legge laureati e abilitati, non pensate che sia necessaria una competenza seria all’istruttore che fa lavorare così intensamente i vostri pargoli due-tre volte a settimana? Se un insegnante fasullo può fare poco danno in una materia sopportata dai ragazzi, capite quale incidenza può avere un “mister”, un “coach” a cui i ragazzi guardano in situazioni in cui tutto il loro essere è scoperto e recettivo in forza della passione che li muove? I “fattacci” che ci riportano i media, pensate riguardino solo gli altri? L’attività motoria e lo sport sono solo strumenti. Tutto dipende dal manico.

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