I ricchi non sono più gli scemi di una volta

Giulio Onesti, storico presidente del Coni, coniò quarant’anni fa l’espressione «ricchi scemi» con riferimento ai presidenti delle squadre di calcio. No, non sto andando a parare dove credete voi, non faccio lo spiritoso sul Nostro. No, questa volta parlerò dei poveri scemi, cioè di giornalisti sportivi e tifosi, di quelli che interpretano il calcio come chiacchiera da bar, foss’anche la buvette di Montecitorio, dove tra uno spreco e un altro trovano pure il tempo di creare nuovi club di tifosi. Comunque il punto è questo. Per anni siamo andati avanti a fare i moralisti, a dire che era uno scandalo questo calcio dove si pagavano troppo i giocatori, che erano una vergogna gli enormi stipendi a stelle e presunte tali, che erano un insulto a quelli che lavoravano davvero. Una volta Ravanelli, a Torino, finì dentro una manifestazione di metalmeccanici e rischiò la ghirba.
Ora, però, c’è qualcosa di nuovo. Toni se n’è andato, Lucarelli se n’è andato. Perché nessuno, qui, voleva dargli i 6 milioni del Bayern Monaco e i 4 degli ucraini. Insomma i ricchi sono un po’ meno scemi. Risultato? Si beccano i vostri insulti e quelli dei vostri giornalisti di riferimento che titolano così: “Milan che fai?”. Come dire: spendi. Ho capito perché avete tutti fretta di abbassare l’età pensionabile: non vedete l’ora di precipitarvi al bar a sparare cazzate sostenendo tutto e il contrario di tutto.

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