I ricorsi inutili di Legambiente, Wwf e Italia nostra

Di Togni Paolo
18 Gennaio 2007

Per realizzare un’opera pubblica importante occorre ottenere una speciale autorizzazione che certifichi la sua sostenibilità dal punto di vista ambientale; tale autorizzazione viene rilasciata dal ministro dell’Ambiente su parere di una commissione istituita all’uopo. Il governo Berlusconi, nel varare la legge obiettivo per le grandi opere, istituì una commissione consultiva speciale con competenza su queste ultime: la cosiddetta Commissione Via speciale. Tale organo ha esaminato, dalla sua istituzione alla fine di novembre 2006, settantaquattro progetti, tra i quali il più importante è stato quello del ponte sullo Stretto di Messina; tutti però vanno realizzati per recuperare il ritardo nella creazione di infrastrutture determinato da decenni di ignavia governativa: basti pensare al passante di Mestre.
Come è noto, l’ottusa incultura di molti tra quelli che si definiscono ambientalisti e i meschini interessi di troppe persone di vista corta creano al percorso di ogni intervento sul territorio una miriade di problemi, per lo più accampando, per impedirne la realizzazione, motivazioni giuridiche. I problemi creati sono tanto più grandi quanto più l’opera è importante: il che vale, naturalmente, anche per i progetti della legge obiettivo. Contro di essi sono stati presentati settantaquattro ricorsi al Tar, più di un terzo dei quali da parte di associazioni ambientaliste, come Legambiente, Wwf e Italia Nostra. Ventuno sono stati respinti; cinquantuno sono in via di definizione; due hanno seguito altri destini. Neanche un singolo ricorso è stato accolto.
Cosa significa questo? E come si raccorda questa decisione con le decisioni del governo che hanno stralciato dai programmi di attuazione opere già previste, ed approvate anche dal punto di vista ambientale? Il fatto che i progetti approvati abbiano superato senza problemi la verifica dei Tar dimostra che le progettazioni rispettavano le leggi ed erano pienamente conformi alla normativa in materia, che non è certo permissivista. Se queste realizzazioni sono state sospese o cancellate, ciò non è avvenuto per motivi ambientali, ma solo per l’intrinseca debolezza del governo di fronte alle pretese di quella parte di maggioranza che non riconosce la necessità di adeguare il nostro paese alle sfide che ci pone il domani.

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