I ritardatari dell’Onu

Poiché l’Onu è sempre l’Onu e di arrivare in orario non se ne parla, anche i funzionari dell’Acnur, l’Alto commissariato del Palazzo di Vetro per i rifugiati, non han voluto smentire la regola e all’appuntamento con l’assessore Tiziana Maiolo si son presentati con un’ora di ritardo. Racconta la Maiolo a Tempi: «Sollecitati dall’Arci, prima hanno incontrato i rappresentanti degli immigrati (gente che è in Italia da due o tre anni a far chissà cosa), poi quelli della Provincia (che sulla vicenda non hanno alcuna competenza), poi sono andati in Prefettura senza poter vedere il prefetto (che era assente poiché non era stato avvisato della visita) e infine da noi del Comune, gli unici ad avere ufficialmente competenza. Dopo un’oretta di discussioni han voluto parlare con la stampa per rilasciare le dichiarazioni di rito e infine si sono accomodati nelle nostre auto. Avevamo preparato un itinerario di visite nei sette centri allestiti per i rifugiati, ma, con nostra grande sorpresa, ci hanno informato di avere l’aereo in partenza, di essere impossibilitati a seguire il programma e di poter visitare solo uno dei sette centri, quello di viale Ortles, l’unico sulla strada che porta all’aeroporto». Morale? «Un viaggio superfluo» taglia corto l’assessore ai Servizi sociali del capoluogo lombardo. «Per carità, sono stati gentili e affabili, e noi cortesi nel riceverli, ma che bisogno c’era?». Anche perché il richiamo del portavoce dell’Acnur, Laura Boldrini («le istituzioni non devono mettere i rifugiati in mezzo a polemiche politiche»), è stata la miglior dichiarazione d’intenti mai udita sulla vicenda, tanto vaga da non cambiare di una virgola i problemi e la situazione di fatto. Insomma, in perfetto stile Onu.

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