I Rom di Milano.
I problemi legati ai Rom di Milano sono due: il primo sono tutti quei Rom che di rispettare le regole e di trovarsi un lavoro non ne vogliono sapere. Il secondo si chiama don Virginio Colmegna. Sul primo problema bastano le parole del presidente della Provincia, Filippo Penati: «Per chi rifiuta l’integrazione non c’è posto». La seconda questione merita un ragionamento in più. Don Colmegna è senz’altro un sacerdote molto fotogenico, con una voce dal timbro basso e profetico, con uno spirito che può attizzare gli ormoni di Gad Lerner, ma sulla questione Rom ha fallito. S’è posto come interlocutore credibile, ponte fra istituzioni e comunità. Ci ha spiegato che la soluzione sta tra il rigore e la solidarietà. Ha fatto le sue ricamate omelie multiculturali e s’è preso la sua bella razione di applausi (e di euro). Ha posto anche questioni apprezzabili, ma alla prova dei fatti è scoppiata una baraonda, con pestaggi fra Rom per avere un roulotte (con la simpatica scenetta assurda in cui tre vigili, per difendere degli zingari da altri zingari, le hanno prese). Le idee di don Colmegna possono essere dunque condivise o meno, essere giuste o sbagliate, ma non è questo il punto. Il punto è che non funzionano ed egli non è più credibile. I Rom più agguerriti ascoltano gli agitatori dei centri sociali e non lui, quindi che impieghi d’ora in poi il suo tempo per scrivere lettere al Corriere della Sera, ma lasci l’iniziativa a chi non ha la presunzione di salvare il mondo con le prediche.
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