I SANTI DI CEZANNE

Di Bobo
27 Gennaio 2005
«Vi devo dire la verità in pittura, e ve la dirò»

«Vi devo dire la verità in pittura, e ve la dirò». È l’ossessione degli ultimi anni di Paul Cézanne. A sessant’anni ha abbandonato Parigi e si è stabilito nei dintorni di Aix, sua città natale. Si è gettato alle spalle ogni resto di accademismo. D’ora in avanti la sua pittura sarà una continua purificazione dello sguardo: «Vedere come chi è appena nato!» è la suprema aspirazione. Da qui origina il continuo ritorno sui medesimi soggetti, nel tentativo impossibile di carpirne l’ultimo segreto: «Credo che potrei lavorare per mesi senza cambiare posto» scrive al figlio «solo inclinandomi un po’ più a destra e un po’ più a sinistra».
Nascono così i tre “ritratti del giardiniere Villon”, gli infiniti acquerelli preparatori delle opere maggiori che assumono vita propria, le ultime tre versioni delle “Bagnanti” e le undici tele della “Montagna Saint-Victoire”. Come osserva Rainer Maria Rilke: «E fa di queste cose i suoi “santi”; e le costringe, le costringe ad essere belle. Questo investimento dell’amore in un lavoro anonimo, dove si generano cose tanto pure, a nessuno forse è riuscito così pienamente come al vecchio». Frangi fa rivivere l’ultima stagione del maestro in modo efficace: quarantun immagini, commentate da lettere e testimonianze di amici. E i giudizi folgoranti di un Rilke ammaliato dai suoi dipinti esposti alla mostra del 1907.

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