I (tre) Bergman da non perdere

Di Manes Enzo
12 Ottobre 2006

D’accordo, giorno e soprattutto orario non sono un granché. Però non ci coglie il gusto per il sadico se suggeriamo di tener conto che la domenica alle ore 14 il canale Rai interamente incentrato sul cinema propone una restrospettiva dedicata alle opere di Ingmar Bergman. Un gigante della cinepresa. Per i contenuti e l’asciuttezza della realizzazione i suoi film, visti e/o rivisti oggi, rispetto a ciò che comunemente ci viene propinato (questo sì per farci del male), sembrano doni da custodire con cura. Magari non tutto è impeccabile, qui e là affiorano sequenze micragnose, però i temi che riguardano la vita, il destino, l’amore, invitano a un confronto serrato chi ne accetta la sfida. Chi accoglie l’invito a misurarsi con le questioni vitali, carnali, definitive che paiono proprio inquietare l’animo dello straordinario regista svedese. Un faccia a faccia d’essai dove il bianco e nero è molto spesso il tratto distintivo. La rassegna suggerisce un percorso cronologico in bilico fra tradizione e modernità. Con una doverosa e saggia incursione nei suoi lavori destinati esclusivamente alla televisione. Tra i titoli segnaliamo Il posto della fragole, Il settimo sigillo e Sorrisi di una notte di mezza estate.

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