I veri numeri della legge 40
Da ormai qualche tempo sta comparendo sui giornali, senza che nessuno si preoccupi più di verificarne la fondatezza, la notizia che la nuova legge 40/2004 sulla fecondazione artificiale avrebbe ridotto la percentuale di successo della tecnica del 15 per cento. Tale notizia è falsa. I dati finora disponibili che confrontano i risultati prima e dopo l’applicazione della legge sono ormai pubblici. Attualmente le ricerche numericamente più importanti sono tre: due di esse sono state rese pubbliche ad un congresso (i dati che provengono da Reggio Emilia e da Cagliari). Secondo questi dati la legge 40 avrebbe apportato delle modificazioni peggiorative solo nelle pazienti oltre i 40 anni, ma avrebbe migliorato i risultati in tutte le altre coppie. La terza ricerca raccoglie i dati della Società Italiana di Riproduzione ed è stata pubblicata su una rivista scientifica (Repronews 6(4), settembre 2004). Da quest’ultima pubblicazione è stata ricavata la percentuale del 15 per cento di cui abbiamo parlato. Questo numero, però, non “salta fuori” direttamente dal lavoro scientifico, ma da un’interpretazione, diciamo così, poco corretta.
Analizzando il periodo tra il 10 marzo e il 10 luglio 2003 (pre-legge) con lo stesso periodo del 2004 (post-legge) per un totale di 1861 cicli, gli autori concludono che la percentuale di gravidanze ottenute con le tecniche di procreazione assistita è calata dal 27 al 24,2 per cento. Un calo quindi pari al 2,8 per cento (dato vero). Nello stesso articolo gli autori affermano che «in nessuno dei 7 centri coinvolti è stata osservata una riduzione della probabilità di successo statisticamente significativa». Quindi, se non c’è significatività statistica, qualunque ricercatore può asserire che il dato di cui parliamo non ha alcun valore nell’evidenziare delle reali differenze tra i risultati prima e dopo l’applicazione della legge. Eppure questo dato viene usato, invece che per affermare che non vi sono differenze come sarebbe corretto, per dire che i risultati sono peggiorati (prima approssimazione, molto grave). L’articolo, in sè, si ferma qui.
ARROTONDAMENTI SPIGOLOSI
Elaborazioni e interpretazioni successive osservano che un calo del 3 per cento (ma non era il 2,8? – seconda approssimazione, veniale) su una percentuale complessiva del 30 per cento (ma non era il 27? – terza approssimazione, un po’ meno veniale) corrisponde ad una riduzione del 10 per cento. Si ottiene così un dato un po’ più “efficace” che risulta però da una percentuale “su percentuale”, il cui uso è quantomeno scorretto.
Cerco di spiegarmi. Se lo stesso 3 per cento di differenza fosse registrato tra il 90 e l’87 per cento si dovrebbe forse parlare di un calo del 3,7 per cento? No, è sempre il 3 per cento. O se lo stesso calo fosse registrato tra il 5 e il 2 per cento, sarebbe forse un calo del 60 per cento? No, è sempre un calo del 3 per cento. Vorrei vedere se lo stesso modo di ragionare sulle percentuali fosse applicato quando un partito subisce una lieve flessione di consensi alle elezioni: nessuno potrebbe più dire, come succede sempre, di aver vinto lo stesso. Siccome però anche il 10 per cento così ottenuto non faceva lo stesso tanto effetto, alcuni giornali (vedi Repubblica) hanno “arrotondato” arbitrariamente il dato al 15 per cento (quarta approssimazione, grave). Nessuno si è più preoccupato di andare a verificare il dato. E adesso, nella mente delle persone che cercano di informarsi, ma anche di alcuni giornalisti (vedi Corriere Salute), aleggia una percentuale del tutto falsa. Il valore del 15 per cento, mentre parliamo di risultati complessivi del 30 per cento, ha un potere mediatico particolarmente incisivo: esso infatti suona molto come se i numeri fossero, per colpa della legge, addirittura dimezzati. Ecco fatto.
A Reggio Emilia i pick-up ovocitari nel 2004 sono aumentati. Se negli altri centri invece fossero diminuiti (vorrei vedere i dati) e la gente fosse scappata davvero all’estero come invita a fare il Corriere Salute, di certo non è per colpa della legge 40. Non sarà per colpa di chi ha parlato male della legge?
*Ginecologo,
Clinica Mangiagalli di Milano
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