ICT, una realtà per tutti

Di Giojelli Caterina E Imberti Nicola
22 Luglio 2004
RACCONTARE LA SFIDA DEL PROGRESSO ATTRAVERSO L’IMPRESA HIGH-TECH. INTERVISTA A LUCIO STANCA, MINISTRO PER L’INNOVAZIONE E LE TECNOLOGIE

Cominciamo dal titolo del Meeting 2004: «Il nostro progresso non consiste nel presumere di essere arrivati, ma nel tendere continuamente alla meta». Cosa significa per lei, da sempre impegnato nella promozione del progresso attraverso l’Ict?
Condivido molto questo titolo. Guardare alla meta non è avere la preoccupazione di arrivare per primi, né di arrivare in generale, ma di saper concepire il progresso dell’umanità come un continuo miglioramento. Ed è proprio partendo da questa concezione che diventa importante parlare della tecnologia, un “mondo” caratterizzato da rapidità straordinaria (basti pensare al digitale, all’informatica e alle telecomunicazioni ed al progresso che recano con sé) in cui un risultato è in realtà un punto di partenza continuamente superato. Questa si chiama evoluzione. Comprenderla e applicarla al fine di migliorare significa innovazione. Come si dice, in termini matematici, l’innovazione non è un fatto discreto, ma un fatto continuo, in perpetuo movimento, in cui si succedono sempre migliori tecnologie, migliori opportunità nascenti dal sapere scientifico. Ed io ho fiducia nell’uomo, nella sua capacità di dare impulso e rinnovare l’impresa scientifica sfruttando i progressi man mano conseguiti.

A livello di ricerca, università, che spazio trova una “cultura scientifica dell’innovazione”?
Il nostro è un paese caratterizzato da poca cultura scientifica se la paragoniamo alla grande tradizione umanistica. Ora, il problema non è ridurre lo spazio di quest’ultima, ma riuscire a costruire, su questa solidissima base culturale che ci distingue dalle altre tradizioni, un incremento del sapere tecnico scientifico. È uno sforzo di cui il paese ha bisogno e non più rimandabile, perché la scienza e la conoscenza sono le basi per poter proseguire ed avere quel continuo miglioramento di cui parlavamo poc’anzi. In poche parole sono il motore della società di oggi.

Come le tecnologie informatiche stanno cambiando il volto dell’Italia? Quali sono i progetti avviati e quali quelli che partiranno nei prossimi mesi?
Le tecnologie di oggi sono già pervasive al punto da interessare ogni settore, dal “privato” (chi oggi non ha almeno un cellulare, o un palmare da viaggio?), all’economia, al mondo pubblico, a quello sociale. Come è ormai un fatto assodato che stiamo cambiando il modo di lavorare. Basta entrare in un ufficio moderno per accorgersi che non si può più fare a meno dei computer; in un ospedale per vedere quanta tecnologia è oggi parte integrante del modo di curare; in una scuola moderna per notare quanta tecnologia si insegni e quanta ne venga appresa attraverso l’uso del computer, della rete… E così potrei continuare a fare tantissimi altri esempi. Tutto questo per dire che ci troviamo di fronte ad una di quelle grandi onde innovative, tecnologiche, che avvengono solo una volta ogni tanto nella nostra storia e segnano l’evoluzione dell’umanità.
Nel secolo scorso abbiamo avuto tre o quattro di questi momenti fondamentali, che hanno cambiato un po’ il modo di vivere, il modello dello sviluppo. Penso all’introduzione dell’energia elettrica, circa cento anni fa; all’invenzione del motore a scoppio, che ha portato all’automobile avvicinando le distanze e cambiando radicalmente i “ritmi” della società. Quella che stiamo vivendo ora è una tra le più grandi, se non la più grande e più incisiva, tra le innovazioni tecnologiche, anche rispetto a quelle che si sono realizzate in passato, non solo per intensità, ma soprattutto per diffusione: avendo un ampio orizzonte ha capacità di cambiamento molto più grande di qualsiasi altra innovazione settoriale.

E da questo punto vista come vi state muovendo?
Perché una “rivoluzione” digitale sia tale non può essere settoriale, ma deve necessariamente coinvolgere tutti gli “attori” della vita sociale: dalla famiglia (processo di alfabetizzazione informatica degli italiani attraverso il sostegno ai giovani col programma “Vola con Internet”, il bonus di 200 euro per le famiglie al di sotto di 15mila euro di reddito per l’acquisto di un personal computer), al bonus per la larga banda, alla scuola con i programmi di formazione informatica per studenti e insegnanti e la facilitazione dell’acquisto di un pc portatile a scopi didattici per gli insegnanti, e così via.
Stiamo facendo tantissimo anche dal punto di vista della pubblica amministrazione, per renderla più moderna e più accessibile a tutti con una grande opera di semplificazione dei servizi (e-government). Abbiamo inoltre posto grande attenzione alla diffusione di queste tecnologie nelle imprese, soprattutto in quelle piccole e medie e, infine, stiamo sostenendo la costruzione delle grandi “autostrade digitali”.
Quanto più abbiamo bisogno di “autostrade fisiche” per trasportare persone, e merci, tanto più è indispensabile che nascano le “autostrade digitali”, canali preferenziali di informazione, scambio e lavoro, capaci di trasportare il bene più prezioso del nostro secolo: la conoscenza.

Rapporto tra Ict e minori, un nodo che scotta. Come siete intervenuti?
Se da una parte è nostro compito aiutare i giovani e i minori ad avvicinarsi al mondo della rete, dall’altra è un imperativo proteggerli, perché, lasciati soli, senza preparazione, possono avere anche esperienze negative.
Siamo partiti col realizzare un’indagine, in assoluto la prima mai fatta in Italia, sui minori che usano la rete (chi sono, cosa fanno, quanto tempo spendono, come la utilizzano) per comprenderne il “mondo” e il loro approccio alla rete. Successivamente abbiamo realizzato una serie di iniziative, a partire dal comitato interministeriale per attuare tutte le politiche possibili in favore della protezione del minore sulla rete, fino alla creazione di un vero e proprio codice di autoregolamentazione per l’industria (i provider e i fornitori di Internet), su cui lo Stato si impegna ad operare dei controlli. In seguito ci siamo rivolti pure ai genitori, rendendo disponibile sul Portale nazionale del cittadino (www.italia.gov.it) il download gratuito di un “filtro-famiglia” per il computer di casa (che in qualche modo aiuta, previene, vietando il collegamento a certi siti in base a una serie di vocaboli chiave). Inoltre, sempre sullo stesso sito, abbiamo costruito una sezio-ne apposita con un programma di educazione ai genitori e ai minori stessi per affrontare meglio il mondo della rete. Insomma, una serie di iniziative che cercano di realizzare i due obiettivi che ci stanno più cuore, ossia avvicinare i più giovani (e per questo più indifesi) al computer, ma nei giusti modi, cioè educandoli e sensibilizzandoli al corretto utilizzo, quindi non abbandonandoli.

Larga banda: cos’è e come cambierà l’Italia?
Premesso quello che ho detto, cioè che le infrastrutture informatiche sono fondamentali per il progresso di un paese moderno, noi oggi abbiamo ancora una piccola capacità di trasporto su queste infrastrutture di connessione. Ma è questione di poco, man mano che questa capacità diverrà enorme e con essa avremo la capacità di trasferire più facilmente tutta una serie di “oggetti”. Penso a un film: se viaggiassimo su piccola banda si impiegherebbero ore e ore per trasmetterlo; idem per la musica. Penso poi a trasferire la televisione su Internet. O ancora, ad esempio, alla telediagnosi e alla telediagnostica: un medico che trasferisce una lastra o altri tipi di esami clinici in una forma visiva ad un altro medico posto in una zona remota, lontana dai centri di eccellenza. Immagino l’insegnamento a distanza (e-learning) ed interattivo: la possibilità di partecipare all’insegnamento stando lontano e avendo una interattività con l’insegnante e il conseguente bisogno di una grande capacità in banda per trasmettere immagini, dati, disegni, grafici.

Rimarrà un’utopia o diverrà realtà?
Le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, ossia l’Ict, sono già fruibili per tutti. Ad esempio la tecnologia Umts, i telefonini di terza generazione… La larga banda è una realtà che sta consentendo applicazioni impensabili in passato. Nascerà presto un’industria dei contenuti: il mondo reale, fisico, già trasferito sui computer, con questa larga banda comincerà ad avere contenuti “disegnati” in modo diverso. Tutto questo è l’immediato futuro, il “domani mattina” dal punto di vista tecnologico. Come governo, in Italia, stiamo cercando di promuovere questo mondo e di favorire la sua crescita sana in modo da portare un miglioramento continuo della società.

Qual è la nostra “posizione tecnologica” rispetto agli altri paesi europei?
Dipende dagli aspetti: in quanto a diffusione di telefonini, siamo i primi in Europa. Se poi consideriamo la larga banda, si può dire che in poco tempo da una posizione arretrata siamo rientrati nella media europea fino ad essere il secondo paese come numero di nuove connessioni e già l’11% delle famiglie italiane ha una collegamento con questa tecnologia. Così come per diffusione di pc nelle famiglie e come numero di navigatori in Internet: oggi in Italia sono 23 milioni. Abbiamo ancora distanze da colmare, ma il divario è limitato ed ho fiducia che un grande paese ad economia avanzata come l’Italia debba saper sfruttare a pieno l’innovazione tecnologica e soprattutto favorire l’innovazione in generale attraverso lo sfruttamento di tali tecnologie digitali. Questa non è solo una sfida ma anche una grande opportunità che ha il nostro paese. Sono convinto che sapremo vincere questa sfida.

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