Il bla bla ecologista non aiuta il clima
Parlassero di meno e agissero di più, forse le cose in materia di “effetto serra” e mutamenti climatici andrebbero un po’ meglio. Ci riferiamo ai Verdi e agli ecologisti in genere, che nelle due settimane fra il 13 e il 25 novembre della conferenza internazionale dell’Aja ci hanno rotto le orecchie coi loro allarmati proclami a proposito del riscaldamento globale. Se andiamo a guardare i dati sulle emissioni di anidride carbonica e sull’incidenza delle energie rinnovabili sul totale del consumo energetico, notiamo che fra i paesi inadempienti o che presentano una pagella mediocre ci sono proprio quelli in cui la lobby ecologista occupa importanti posti di potere o partecipa organicamente alle coalizioni di governo. Nel dicembre ’97 a Kyoto i paesi industrializzati si erano impegnati a ridurre le proprie emissioni di anidride carbonica del 5-8 per cento rispetto al 1990 entro il 2010. Ebbene, alla fine del ’98 negli Usa dell’ultraecologista vicepresidente Al Gore le emissioni risultavano più alte di quelle del 1990 dell’11,7 per cento, nell’Unione Europea dei Verdi al governo in paesi importanti come Italia e Francia risultavano pressoché stabili (+0,2 per cento). Discorso simile vale per le energie rinnovabili. Dopo anni di politica degli annunci e di dichiarazioni solenni, nell’Unione Europea il consumo di energie rinnovabili copre in media appena il 5,8 per cento del consumo globale (dato del 1997). Paesi come Italia e Francia, cui madre natura ha donato molti giorni di sole durante l’anno e dove i Verdi partecipano in forze alle politiche governative, stanno appena al di sopra della media dell’Unione (7,9 per cento la prima, 6,6 la seconda). Dati molto lontani da quelli, in doppia cifra di paesi come Svezia, Austria, Finlandia e Portogallo, che sfruttano al massimo vento, acque in caduta, biomasse e, nel caso del Portogallo, sole. Il Consiglio dei ministri europei dell’energia ha fissato l’obiettivo di portare dall’attuale 5,8 al 12 per cento la quota di energie rinnovabili nel consumo europeo totale di energia entro il 2010. Bella idea, ma scommettiamo che l’Europa della retorica ecologista al potere non ce la farà?
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