Il buco nero dove tutto sparisce
A Roma la depurazione dell’acqua raggiunge buoni livelli di efficienza. Si stima che al 90-95 per cento sia correttamente trattata. Normalmente il processo di depurazione produce fango, che non ha inquinanti particolari ed è un prodotto organico purissimo. Questo fango viene prelevato dai depuratori e sistematicamente smaltito. Ci sono due procedure differenti per il riutilizzo di questo prodotto. Il fango può essere fatto “digerire”, cioè lasciato sedimentare per la produzione di metano e quindi di energia elettrica (il residuo è poi utilizzato come fertilizzante), oppure può essere “essiccato” e diventare combustibile. Entrambi i processi, dunque, producono utile per il gestore. Sorprendentemente, però, a Roma il responsabile della depurazione, l’Acea, oggi spende circa 25 milioni di euro all’anno per lo smaltimento del fango. Il fango della capitale, infatti, finisce come tutti i rifiuti solidi urbani nella discarica di Malagrotta.
Come se non bastasse cresce il dubbio che anche la raccolta differenziata faccia la stessa fine. C’è infatti una strana incongruenza: l’Ama sostiene che la raccolta differenziata a Roma sia in continua crescita (attorno al 22,4 per cento), ma chissà perché nei bilanci della società che la gestisce non compare alcun introito finanziario legato alla vendita del recuperato. Come mai?
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