Il calcio non crede alle favole
Undici anni fa sono arrivato al Corriere della Sera. La prima volta che ho dato un buco al mio ex giornale non ho esultato e ai colleghi che mi facevano festa offrivo una faccia da funerale. Ci siete cascati? Neanche un po’? Bravi: infatti non è vero. È vero che quando me ne andai mi dispiacque: stavo bene, avevo molti amici, ma il Corriere è il Corriere: un miglioramento in tutti i sensi. Gli amici divennero “avversari”, ma nessuno si incupì. Facciamo la nostra partita senza scene. Credo che Batistuta si sincero, però mi fa ridere la sua faccia dopo il gol alla Fiorentina. Non è il primo, non sarà l’ultimo a fare così. Hai cambiato squadra in meglio, guadagni di più, stai a Roma. Allegria, c’è di peggio nella vita: quelli che ti esaltano. Ricordo il titolo di un bel film “Mosca non crede alle lacrime” (Russia, 1980, regia di Vladimir Mensov: e poi dite che i giornalisti sportivi sono delle bestie). Io non credo alle favole. Questa settimana è finita quella della Reggina e del suo meraviglioso pubblico. Le uniche lacrime sincere, nel calcio, sono quelle provocate dai lacrimogeni.
PS. Ratko Rudic non è più il c.t. della pallanuoto: è stato il più grande allenatore di sempre. Ciao Ratko, ci mancherai.
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