Il carattere distruttivo

Di Tempi
24 Agosto 2006
Da Nasrallah a Beriatravaglio l'ossessione di creare spazio e fare pulizia

Chi non avesse ancora percepito, sia pur confusamente, la distanza che corre tra religiosità popolare e uso ideologico incendiario dell’islam; tra presenza e utopia; tra Piero Fassino e, come lo chiama Giampaolo Pansa, «Beriatravaglio»; tra l’ironia della vita che sa che l’uomo più pulito ha la rogna e il sarcasmo della storia che si vendica degli uomini più puliti (vedi il caso Guenter Grass, l’intellettuale simbolo dell’antifascismo e del pacifismo europei che ha confessato di essere stato un Ss); tra l’intellettuale musulmano Magdi Allam che rischia la pelle per difendere la civiltà giudeo-cristiana che gli ha salvato la vita in tutti i sensi e gli intellettuali occidentali che fanno in tutti i sensi da quinta colonna ai nostri nemici che dall’11 settembre del 2001 ci inseminano di odio islamista (e ci ammazzano come cani) il nostro già notevole odio di sé (e noi continuiamo ad ammazzare Cristo e tutto ciò che discende da Lui sui giornali, a scuola, al cinema); tra il Sismi e gli smantellatori del Sismi; tra Hezbollah che fa figli per la «causa dell’annientamento dell’entità sionista» e i figli di Israele che combattono per la causa della sopravvivenza. E si potrebbe continuare. Ecco, se permarrà questa mancata percezione del pericolo degli idoli e la distanza. Se tra presenza e utopia non ci sarà educazione alla prima. Se tra sogno e realtà non si cercherà l’adeguazione della ragione alla seconda. Se tra radici cristiane e astratto multiculturalismo non si sceglierà la politica delle radici. E si potrebbe continuare. Ecco, se tutto questo accadrà, prepariamoci ad essere seppelliti non da «una risata» come nel ’68. Ma dal «carattere distruttivo», diceva Walter Benjamin, che «conosce solo una parola d’ordine: creare spazio; una sola attività: fare pulizia»*.
* Citazione segnalata da Antonio Socci

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