Il Cardinale, il puffo e i nani
«Si impone dunque un cambiamento netto ed evidente, affinché la situazione non sfugga completamente di mano e possa progressivamente costruirsi una soluzione che consenta la ripresa e l’indipendenza dell’Irak, evitando di farne un focolaio di crisi e di destabilizzazione dell’area circostante. È pertanto fortemente auspicabile che trovi adeguato sostegno – anche da parte italiana, con scelte coerenti di vicinanza e assistenza a quel popolo – e possa avere successo l’opera recentemente intrapresa dall’inviato speciale dell’Onu Lakhdar Brahimi». Queste sono le precise parole usate dal cardinal Camillo Ruini a proposito dell’Irak. Come si capisce sono precisamente il contrario di un invito al ritiro delle truppe e della fuga dalle responsabilità richiesti dall’opposizione (vedi dossier). E, come si capisce, quelle di Ruini non sembrano certo parole lontane dalla posizione del governo italiano, che anche nelle dichiarazioni rilasciate a Tempi dal ministro degli Esteri Franco Frattini, ha detto con chiarezza che «L’Italia non scappa, l’Italia lavora perché ci sia una nuova risoluzione Onu e perché il Consiglio di sicurezza accompagni il governo irakeno che si formerà dopo il 30 giugno».
E invece, c’è qualcosa di peggio dell’ipocrisia di un presidente della Commissione europea che parlando dell’Irak a poche ore dalla morte del caporale Matteo Vanzan, mena il torrone non già sulla realtà presente, ma su quella passata?
Già, lo sappiamo anche noi che con i “se” e i “ma” si potrebbe riscrivere tutta quanta la storia e perfino immaginare che se Prodi fosse stato un puffo e Chirac una Biancaneve, oggi l’Europa sarebbe tutto un altro cartone animato. Però che c’entra con le autobombe di Al Qaeda al mercato di Bagdad, che c’entra con i nostri soldati attaccati a Nassiriya, dire, come ha detto Prodi nell’intervista al Gr1 di lunedì 17 maggio, che «io ho detto che questa guerra non doveva mai cominciare»? Lo hanno detto in tanti, compreso noi, e allora? Adesso che si fa, «tutti a casa dall’Irak», come la Lista Prodi dice e ridice, anche se Prodi ora dice, ora disdice?
Ma insomma, se invece di manipolare interviste, andare a rompere le balle ai parenti delle vittime e pubblicare false foto di torture inglesi a Bassora, i pacifisti puffiani del Tg3 e dell’editoriale Repubblica-Espresso ascoltassero chi intervistano e leggessero quel che pubblicano non avrebbero forse già trovato, nelle parole di loro illustri collaboratori, le risposte al loro drammatico (si fa per dire) cruccio: “restare o ritirarci?”. I loro collaboratori, tipo Kaled Fuad Allam, dicono che «ovviamente bisogna restare» altrimenti «si consegna l’Irak ai terroristi e alla guerra civile». I loro collaboratori dicono che “in Irak è in corso una guerra per il controllo dello Sciri” e in questa guerra «Ali Sadr non è nessuno, è solo un capo milizia al servizio di altri signori della guerra». I loro collaboratori dicono (e ripetono anche a Tempi, vedi qui a pag. 9) che «anche solo discutere di ritiro dall’Irak è da irresponsabili». Bene, questa è la realtà che le anime belle fingono di non vedere.
Certo che bisogna coinvolgere l’Onu e cambiare le regole d’ingaggio. Bisogna chiedere il permesso a Luciano Violante? Certo che bisogna sostenere i nostri soldati andati in Irak per una missione di pace e che, attaccati vigliaccamente, sono ora costretti a una guerra contro bande di predoni e assassini. Bisogna chiedere il permesso a Castagnetti per autorizzare i nostri soldati a difendersi dai tiri di obice dei miliziani che sparano dagli ospedali? Certo che bisogna respingere le richieste di fuggi fuggi generale dall’Irak da parte di una sinistra che ci vorrebbe disarmati davanti ai tagliateste del terrorismo internazionale. Ed è certo che, adesso che ci sono elezioni per l’Europa, bisognerebbe cogliere l’occasione al balzo per mandare in pensione sette nani politici come Violante, Vattimo, Franceschini, Chiesa, Agnoletto, Folena, Diliberto e compagnia cantante le lodi dei nemici della nostra democrazia, del popolo irakeno e delle donne e dei bambini del mondo islamico.
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