Il caro A(r)mato e il caso Allende
Potrà non piacere il loro attaccamento ai danee, però l’azienda Italia deve ringraziare il cielo che esista una terra come la Brianza, dove c’è gente che capisce al volo gli affari e li pratica non senza una cattolica e paziente furbizia. Non per niente i brianzoli sono gente di impresa e di commerci, che non hanno certo bisogno dell’inglese per andare in giro per il mondo a piazzare i loro prodotti di piccola e grande impresa. Una di queste si chiama libero liceo (classico, scientifico e giuridico) don Gnocchi, da zero a quasi 500 studenti in meno di dieci anni (e sarebbero il doppio se l’invidia statalista non imponesse vincoli strettissimi all’ampliamento dell’edificio scolastico e una statale a fianco non preferisse avere le aule vuote piuttosto che cederle a “quelli della privata”). Ora il preside di questa scuola (che sabato 2 dicembre, come dovrebbero fare tutte le scuole non statali d’Italia, sarà con tutti i suoi studenti in piazza a esprimere le proprie ragioni contro l’altolà governativo al buono scuola) sospetta che dietro la mossa di Amato ci sia l’astuzia di basso profilo di un governo alle canne. Detto in soldoni, il ragionamento del nostro preside sarebbe il seguente: “il governo ferma il buono scuola proprio adesso perché tra novembre e gennaio si raccolgono le preiscrizioni nelle scuole. In questo modo apre alle desistenze con Rifondazione, taglia la strada alla migrazione (in crescita) dalle scuole statali a quelle private di qualità e, proprio nel momento in cui compilano il loro modello fiscale “Unico”, scoraggia le famiglie dal pensare alla libertà come pane, cioè come cosa concreta che consente di coniugare ideali educativi e conti di casa. Poi, siccome la campagna elettorale è lunga e magari la Corte Costituzionale traccheggia, a preiscrizioni chiuse, diciamo tra febbraio e marzo, Amato e il candidato premier mandano avanti qualche Castagnetti iscariota e un po’ concedono qualcosa, un po’ promettono i soliti mari e monti di aule, computer e Internet”. Come vedete non è che questo giochetto sarebbe poi una grande trovata. Ma possiamo anche ammettere che dal punto di vista di un governo che ha un candidato premier tanto carino, quanto politicamente risibile, ogni operazione utile a provocare rissa ci sta. E così non sarebbe un caso che l’uscita sulla xenofobia, la scoperta di un commissario in Lombardia e quella di un giudice di Magistratura Democratica che esclude per diritto che Berlusconi possa governare, siano tutti tasselli di una strategia che, qui accanto, studiamo come “della tensione”. Il problema è che con tutta la tensione che ci potranno mettere, stando come sta lo spezzatino ulivista, il centro sinistra non potrà che perdere. E perderà. Perché come diceva il compagno Salvador Allende “guai a coloro che hanno dalla loro parte la forza, ma non la ragione”.
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