Il caso dei lavavetri risuscita emozioni ideologiche d’altri tempi nei nostri intellettuali di sinistra
Benché i lavavetri non siano una delle forze motrici della rivoluzione in Occidente, l’ordinanza di Firenze che ne decreta l’arresto ha scatenato emozioni ideologiche di altri tempi negli intellettuali di sinistra. Alberto Asor Rosa ha dato «le dimissioni da intellettuale di sinistra». Promessa che purtroppo non sarà in grado di mantenere! Sono insorti a difesa dei “poveri” e degli “ultimi”, mischiando pauperismo e statalismo, inducendo il sottosegretario all’Economia, Alfonso Gianni, a elaborare la proposta surreale di creare l’ordine professionale dei lavavetri. Merito dell’assessore fiorentino Graziano Cioni, con la sua dura risposta ai rimbrotti di Asor Rosa, è di aver messo radicalmente in discussione il ruolo degli intellettuali della sinistra quali vestali di un lucignolo fumigante. Lo schema viene da lontano: è quello giacobino di un gruppo di “eletti” che si autocertifica come l’unico in grado di avere l’accesso epistemico al futuro della storia umana e di predire/determinare la sua direzione di marcia. Chi vi si oppone viene piegato con la violenza. Gramsci ha temperato il modello: gli intellettuali devono persuadere, fare egemonia, costruire “casematte” nella società civile. Alla coercizione penserà il più robusto proletariato.
Palmiro Togliatti fin dal Dopoguerra ha eliminato la coercizione, sia pure nell’ambiguità della cosiddetta “democrazia progressiva”, e ha potenziato l’egemonia. Sotto questa bandiera sono passate schiere di intellettuali provenienti dal fascismo, dal liberalismo, dal cattolicesimo. Mentre i cattolici procedevano all’occupazione dello Stato, Togliatti costruiva la trama del potere reale nella società. Tuttavia, da quando la sinistra ha assunto fin dagli anni Novanta responsabilità di governo, lo schema si è rotto. Da una parte le vestali dei sacri princìpi, dall’altra ministri, sindaci e assessori, che devono fare i conti con il principio di realtà. Gli intellettuali di sinistra, insediatisi ormai come casta nelle istituzioni educative e culturali del paese, tentano di conservare il proprio ruolo sociale e ideologico. Ma la crisi dello schema egemonico mette sotto scacco non solo il loro ruolo, ma soprattutto la loro filosofia della storia, organizzata attorno a un nucleo soteriologico, in cui il Redentore è la sinistra sociale e politica. È difficile credere che operai garantiti, pensionati, dipendenti pubblici, organizzati nei sindacati e rappresentati dai loro partiti, possano “salvare” il paese.
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