Il caso Nicola Rossi, ovvero come far dimettere nuora perchè suocera intenda

Di Tempi
11 Gennaio 2007

La vicenda è nota ma vale la pena ricapitolarla brevemente: Nicola Rossi, economista di riferimento di Massimo D’Alema quando questi sedeva a Palazzo Chigi ed esponente dell’ala liberal-riformista dei Ds, ha annunciato di non aver rinnovato la tessera del partito per il 2007. Il motivo? La tiepidezza dell’esecutivo in tema di riforme strutturali e l’eccessivo peso che la componente massimalista della coalizione ha sulle scelte del governo. Nonostante tutti abbiano sottolineato l’eccezionalità dell’accaduto, all’interno del centrosinistra un esponente molto vicino a Nicola Rossi – cui garantiamo l’anonimato richiesto – richiama tutti alla realtà: «La cosa straordinaria è quanto uno come Nicola abbia resistito all’interno di quel partito, dove la minoranza dei Mussi e dei Salvi (ovvero gli affossatori del partito democratico) non è più tale da tempo: sono loro la guida e Piero Fassino, suo malgrado, è costretto a recitare il ruolo del leader anche se da tempo sa di non esserlo più. È un’anatra zoppa utile alle logiche di partito».
Nessuno, però, nel bailamme di dichiarazioni, ha sottolineato il silenzio tombale di Massimo D’Alema sull’accaduto. Baffino è certamente in altre faccende affaccendato, sta benissimo alla Farnesina e non intende intaccare il suo profilo di ministro più gradito dall’opinione pubblica. «Questo però – conclude il nostro insider – non vuol dire che D’Alema non sia tentato di agire nel buio per evitare che ciò che resta dei “blairiani alle vongole” (come fu definito il suo entourage a Palazzo Chigi) venga fagocitato dal Correntone insieme alle sue speranze di ritornare, un domani, leader. Durante il dibattito sulla Finanziaria la sinistra Ds ha lanciato i dadi sfidando la fortuna e questa è la prima risposta del fronte opposto. La prima, non certo l’ultima». E la chiamano Unione.

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