IL CATTIVO AFFARE DELLA SINISTRA

Di Tempi
29 Settembre 2005
LEGITTIMARE GLI ISLAMISTI IN CAMBIO DEI VOTI MUSULMANI

Il disegno strategico della sinistra statalista italiana per la conquista di un potere politico egemonico poggia su due politiche: da una parte la dissoluzione della famiglia tradizionale e la sua sostituzione con una società di individui isolati che intrattengono fra loro solo relazioni temporanee e mutevoli, dall’altra il sostegno alle rivendicazioni di diritti vari avanzate da esponenti di gruppi minoritari (gay, islamici, immigrati, tossicodipendenti, ecc.). In comune le due politiche hanno la categoria di debolezza: la sinistra ha bisogno che la società sia debole, tanto debole da doversi rivolgere costantemente allo Stato per interventi assistenziali. Una società frantumata in individui e “famiglie alternative”, nevrotizzati e immaturi, si affiderà volentieri alla tutela statale; allo stesso modo esponenti di gruppi sociali deboli come quelli che sopra abbiamo citato possono sperare di promuovere la propria agenda solo grazie al potere dello Stato. Tuttavia fra questi soggetti ce n’è uno con cui la sinistra sta per ripetere errori del passato: la comunità islamica. Scegliendo di legittimare come autentici rappresentanti di questa comunità i salafiti di viale Jenner e di via Quaranta a Milano o i dirigenti dell’Ucoii come Hamza Piccardo in cambio del consenso elettorale che questi promettono di portare, la sinistra sta in realtà consegnando all’egemonia ideologica islamista centinaia di migliaia di musulmani italiani o in via di italianizzazione. Sta commettendo questo sbaglio accecata dal suo proprio pregiudizio ideologico, che le fa pensare che con gli avversari del capitalismo anglo-americano la convergenza tattica è sempre opportuna e possibile. Per questo genere di errori già l’Urss di Stalin pagò un prezzo terribile dalle mani degli ex-alleati hitleriani, e i comunisti iraniani uno ancora più alto dalle mani di Khomeini. I Romano Prodi, le Livia Turco e le sinistre antagoniste se lo ricordino.

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