Il cattolico vizioso
La sua età resta un mistero. Inutile insistere. «Non la rivelerò mai. Sono vanitoso come una donna. O come un finocchio». Lui, «omofobo» che per la legge del contrappasso quando baciò una donna famosa scoprì che giravano voci di una sua presunta omosessualità. «Se sei un uomo e ti piacciono le cose belle spesso finisce così». Camillo Langone, giornalista e scrittore, «scostumato» fustigatore di costumi sul Foglio, il Giornale e Panorama, è un eclettico borderline, anticonformista quanto reazionario. «Festeggio solo il mio onomastico. Una scelta più cattolica che festeggiare il compleanno dove tutto è concentrato su di me. A che serve? Tanto poi si deve morire». Quando parla non sta fermo un momento, «però sono pigro. Non sono neanche andato a trovare Oriana Fallaci. Qualche volta mi telefonava e mi invitava a New York, io invece aspettavo che venisse in Italia». Ostile nei confronti del tempo che passa («Giuseppe Gioacchino Belli diceva che “la morte sta nascosta negli orologi”»), ha ingaggiato una battaglia contro i piccioni che infestano casa sua, per questo lancia occhiatacce circospette fuori dalla finestra. «Ho provato di tutto: la scopa, poi un potente veleno che dovevo maneggiare munito di guanti e mascherina, ma incredibilmente quelle bestiacce sono sopravvissute. Alla fine sono tornato alla scopa. Li scaccio via battendo sulla grondaia».
Gli incomodi di chi abita in una corte antica in pieno centro storico.
Mi piacciono le piccole città. Non vivrei mai a Roma o a Milano. Intendiamoci, però, devono essere sedi di diocesi, con il vescovo e un centro storico e con la stazione a portata di mano, perché io mi muovo solo in treno o in bici.
Un po’ snob.
Sono antropologicamente antidemocratico. Amo terribilmente il lusso. Anche se non ho soldi, viaggio in prima classe.
Da Potenza, dove è nato, fino a Parma, piccioni permettendo.
Ci sono cresciuto in Emilia, a Bologna e Reggio, quindi la scelta di Parma è venuta da sé. Ma mi sono stufato. Io mi annoio facilmente.
Anche a scrivere?
La trovo un’occupazione faticosissima. Preferisco vivere. Anzi dormire, poi mangiare, meglio bere. E sì, anche leggere. Mi piace molto leggere e il tempo che impiego per scrivere lo devo sottrarre alla lettura. Ma di qualcosa bisogna pur vivere. Purtroppo non posso sempre scrivere i libri che vorrei, perché non sono ricco di famiglia.
Appunto. Da dove viene Camillo Langone?
Dal nulla. Sono figlio di nessuno. Ho vissuto da cattolico vizioso nel cuore dell’Emilia dove ho fatto il deejay, il grossista di abbigliamento, varie cose. ma, amando profondamente i libri e non trovando nessuno che mi pagasse solo per leggere, ho cominciato a scrivere, a darmi da fare. Devo sostanzialmente rendermi utile: scrivere non serve a cambiare le cose, però a salvarle sì.
Grazie anche alla sua sferzante ironia.
L’ironia è necessaria per essere accettati, perché non posso scrivere e dire sempre tutto quello che voglio. È come il velo sulla abatjour nella stanza di una donna che si spoglia ma non vuole svelarsi completamente. Io sono sostanzialmente un malinconico.
Lei è un pretenzioso, a giudicare dal titolo della sua ultima fatica: La vera religione spiegata alle ragazze.
Io combatto per la verità, non per la moralità. Quindi dico che di religione ce n’è una sola. Vera. Il cattolicesimo. Ho appena letto Il nome di Dio di Michael Burleigh, che spiega cosa hanno combinato le altre religioni. Di fatto in balìa della politica, dei governi.
Poliedrico ed eclettico. Ma il metodo di lavoro è sempre lo stesso: vedere, toccare con mano. Il collezionista di città, ad esempio, è il racconto di un viaggio lungo la Penisola.
Non esco mai dai confini nazionali, o meglio dall’italofonia, perché in Svizzera ci vado. Ho scelto la profondità, non l’estensione, quindi preferisco conoscere bene quello che appartiene alla mia tradizione. E poi non prendo l’aereo.
Poi c’è Maccheronica. Guida reazionaria ai ristoranti italiani, il frutto maturo della sua passione per il mangiare e il bere bene.
Dato che ero sempre in giro per ristoranti ho pensato: perché non rendere redditizia questa mia attività? Insomma mi interessa tutto. Come dice san Paolo: «Vagliate tutto e trattenete ciò che vale».
Tornando a La vera religione, di ragazze ne deve conoscere parecchie.
«Sì, molte sono mie lettrici», ride sornione. «Le lettere infatti sono basate su questioni che mi hanno posto amiche reali. Qualcuna però l’ho cercata io. Su Meetic. Un sito galeotto per trovarsi le amanti. Io invece volevo conoscere delle cattoliche africane residenti in Italia, così ho trovato una ragazza del Camerun e una principessa vatussa alta due metri che fa l’infermiera a Milano».
Il prossimo libro?
La guida delle Messe. Sono ossessionato dalla liturgia. Il cuore dell’esperienza cristiana che va curato in ogni particolare. Per questo recensisco le Messe. Mi aiutano alcune amiche sparse per l’Italia, armate di una scheda di valutazione da me formulata. Tutto deve essere a posto, dalla presenza dell’acqua nell’acquasantiera, alla musica (l’organo a canne è un’altra cosa rispetto a quello elettrico) fino alle candele, che devono essere di cera. Non sono vezzi estetici. È forma che diventa sostanza. Per questo sono anche contrario alla Messa di sabato. Bisogna difendere la domenica, il giorno del Signore.
Mai andato all’oratorio?
Sono un militante, ma solo. Cresciuto nel deserto della Chiesa, l’Emilia, una terra difficile, fra preti democristiani e quindi antispirituali. Frequento i santuari mariani. In questo momento tengo molto al presepe. Sono per bruciare gli alberi di Natale.
Vuole darsi alla piromania?
Piuttosto proporrei ai giornali di fare un presepe di carta ritagliabile. Provi a immaginare: Panorama che esce con un presepe. rivoluzionario, ma impossibile.
E chi sovvenzionerebbe l’iniziativa?
Chiederei a qualche amico vignaiolo, credo. Il vignaiolo è la categoria migliore in Italia. Anzitutto è uomo religioso, tant’è vero che è una figura veterotestamentaria. Se non sei calmo non puoi fare il vignaiolo, seguire i tempi lunghi della terra, curare tutto, dalla raccolta dell’uva fino all’imbottigliamento. Il vignaiolo non va in vacanza, non gira in Suv. Il suo è un impegno eroico, direi monastico. Conosco un vignaiolo di Parma che parla con le sue viti e vive poveramente.
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