Il Cav o il Prof? Fate scegliere ai vostri tic

Di Cominelli Giovanni
23 Febbraio 2006
Destra o sinistra? Penso a Gaber. I programmi? O troppo lunghi o troppo corti. allora voterò secondo un mio pallino: la questione educativa

No, questa volta non sarà semplice il gesto quinquennale di deporre la scheda nell’urna. Non mi turba la ferocia ultimativa dello scontro. è il nulla della posta in gioco che mi sconcerta. Perciò vado alla ricerca dei criteri, si intende, non fatti su misura. No, oggettivi, per quanto sia possibile a un essere umano. Bene/male? Ottimo/pessimo? Paradiso/Inferno? No, i dilemmi metafisici non valgono nella valle di lacrime della politica. Allora: destra/sinistra? Mi viene in mente Gaber. Il centro-sinistra ha messo insieme post-comunisti e post-dc e ha impastato un bel blocco storico conservatore: tutti i poteri forti, nessuno escluso, vi si riconoscono. Il Welfare funziona per loro. Gli esclusi, cioè i giovani, i disoccupati, gli utenti, i cittadini uti singuli possono solo votare. E poi tornare a casa, come prima. Il centro-destra ha provato a “includere”, a dispetto del marchio che “esclude”: qualche spiraglio è stato aperto dalla nuova legislazione sul mercato del lavoro e sulla scuola. No, destra/sinistra non è un dilemma illuminante.
Provo con il criterio dei programmi. Quello di centro-destra è piuttosto noto: è quello della legislatura precedente lasciato per gran parte incompiuto. Quello di centro-sinistra è un’enciclopedia. Le poche scelte previste lasciano intravedere un ulteriore aumento della spesa pubblica. Dal cuneo fiscale agli stipendi “all’europea” per gli insegnanti emerge una cosa sola: che non si vuole abbassare la spesa pubblica. Per abbassare le tasse occorrerà aumentare le tasse. Difficile! E poi ho appreso la lezione: i programmi sono la continuazione del nulla mediatico con altri mezzi.
Potrei assumere come criterio quello della maggiore omogeneità delle coalizioni. Dio ne scampi! Se nel bipolarismo il disordine interno alle coalizioni era un fatto, nel sistema proporzionale è diventato un diritto-dovere. Il leader della coalizione non esiste più. Dopo le elezioni i due blocchi potrebbero sciogliersi come neve al sole, in funzione di alleanze trasversali e neo-centriste. No, le attuali coalizioni sfuggono alle alternative e ai dilemmi delle democrazie normali. La nostra, si sa, è paranormale.

Chi vuole tornare indietro?
Ho deciso: seguirò il criterio dei miei tic. Chi non ne ha? O fisici o psichici o intellettuali… Anch’io ne ho uno: quello dell’educazione. E prometto di votare chi lo prenderà sul serio. Penso che l’impresa di fornire ad un ragazzo la mappa della realtà nella sua interezza, di apprestargli i mezzi per camminare lungo le strade che lui sceglierà sia l’impresa civile e politica decisiva. Senza di essa il cammino di un paese si perde, senza di essa una civilizzazione si estingue. Perciò ho il tic della scuola. Si ha un bel dire – anche perché è vero – che i genitori sono il soggetto fondamentale, ma è nelle strutture educative di questo immenso apparato ideologico di Stato che la loro azione può proseguire o, al contrario, essere brutalmente compromessa. A chi vuole conservare questo enorme apparato dissipativo di intelligenze e di energie umane va tutta la mia riprovazione, a chi lo vuole cambiare, a chi tenta di cambiarlo la mia attenzione. Anche nell’urna. La lettura del programma dell’Unione sulla scuola segnala che è stato scritto in nome e per conto dei sindacati della scuola. I ragazzi ne sono fuori. La “riforma” consiste nel riportare la situazione a prima della Moratti, cioè al punto in cui si trova da sempre, alla “non riforma”. Lo so, la riforma Moratti è in bilico, rimasta detta e poco fatta. Tuttavia ha aperto una strada, lungo la quale si può solo continuare a camminare. Chi propone di tornare indietro? Senza di me!

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