IL CENTRO DELL’UNIONE?
Lo abbiamo scritto ad Avvenire e lo ribadiamo qui perché si sappia che questa è l’Italia dei giornali controllati dai nostri indignati speciali (ma credono che gli studenti siano proprio così deficienti da non riconoscere, prima o poi, chi sono gli oppressori dei loro cervelli e chi sono coloro che li usano come utili idioti?). Il fatto è questo: lunedì 16 maggio a Chieti, università di Medicina, succede una cosa straripante di studenti e zampillante di ragioni, documentazioni statistiche, slides scientifiche del genetista Bruno Dallapiccola e pure di testimonianze di prima mano da parte di chi, come il dottor Orazio Piccinni, non ha soltanto praticato su larga scala la fecondazione in vitro in Italia, ma ha anche innovato la disciplina della fabbrica bimbi sani&belli inventandosi (e poi pentendosi di averli inventati) metodi di introduzione forzosa dello sperma nell’ovocita. Insomma uno spettacolo in difesa di fratello embrione e sorella verità, che non si era mai visto, ci dicono, da quelle parti. Aula magna stracolma, studenti (almeno 400) seduti anche per terra, docenti in prima fila, applausi a catinelle. C’eravamo anche noi e c’era anche l’inviato de Il Centro, quotidiano abruzzese della catena di Repubblica.
Giorni dopo, l’inviato dell’epifenomeno di Rep. è riuscito a non scrivere una sola parola di quelle ascoltate all’incontro e neppure ha pubblicato la lettera degli studenti di “Lista aperta”, organizzatori dell’iniziativa, giustamente sgomenti davanti alla cronaca all’olio di ricino riservata alla loro iniziativa. Però in compenso Il Centro ha fatto di quell’incontro un “caso” di malauniversità poiché, ha titolato il quotidiano, «L’ateneo non è un agone per slogan politici», scrivendo che ci sono stati studenti (anonimi) che si sono lamentati dell’iniziativa e lasciando intendere che non si capisce perché il rettore non ha chiamato i carabinieri. E poi dice che in Italia i talebani stanno in Vaticano.
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