Il Centro Radicale di Blair

Di Newbury Richard
05 Aprile 2001
Colmare la frattura tra liberali e laburisti, intercettare il voto dell’establishment senza perdere quello dei lavoratori. Il piano Blair per le elezioni (britanniche) di giugno (afta permettendo). Consigli per l'Ulivo

L’arte della politica consiste nell’occupare il centro e marginalizzare l’opposizione. L’adozione da parte della cosiddetta “Seconda Repubblica” italiana di un modello Westminster modificato ha invece messo alla mercè delle estreme i partiti di centro, e il problema rimane.

L’obbiettivo del New labour
Gli strateghi del progetto del Nuovo Labour non considerano il ventesimo secolo come un periodo in cui si sono alternati al governo due partiti, perché il Labour è stato al potere solo 22 anni, mentre per la parte restante hanno dominato i Conservatori a causa della frattura nel voto Lib-Lab, che unito avrebbe avuto una maggioranza strategica. Inoltre Tony Blair, segreto ammiratore della Thatcher, ha sempre pensato che la Lady di ferro, avendo sempre potuto contare solo in un sostegno minoritario nel paese e nell’establishment, mancava del sostegno morale necessario per portare a compimento la rivoluzione della deregulation e della privatizzazione. Blair ritiene che un patto Lib-Lab gli darebbe quella maggioranza del 60 per cento necessaria per la creazione di un Centro radicale sostenuto anche dall’establishment. La sua ambizione non è tanto un ventunesimo secolo all’insegna del New Labour, ma all’insegna di un “Centro radicale”.

Blair, figlio di Thatcher
Il crollo di Wall Street del ’29 e la successiva Depressione mondiale ha visto l’apparizione di economie corporative a gestione centralizzata a prescindere dall’ideologia prevalente sia nelle democrazie liberali che negli stati fascisti e comunisti. La ricostruzione post-bellica fino al 1980 è avvenuta nel solco della pianificazione di Stato che aveva curato la Depressione e vinto la guerra, e la libertà dalla malattia e dal bisogno attraverso il Welfare State ha portato la prosperità. Il capitalismo rischia il capitale in vista del guadagno, e nel 1929 il “rischio” era passato dalle mani dei banchieri a quelle dello Stato, ma oggi, grazie ai risparmi accumulati dagli elettori, il rischio potrebbe tornare a questi ultimi in veste di azionisti attraverso le privatizzazioni. La Thatcher aveva individuato il nuovo centro politico nella classe lavoratrice qualificata ad alta mobilità, che aveva saputo convertire al suo genere di Conservatorismo trasformandola in “proprietari immobiliari” attraverso la vendita a loro delle case popolari in cui abitavano e in azionisti attraverso la privatizzazione delle municipalizzate. L’unanimità corporativa laburisti-conservatori anteriore al 1979 era finita. I governi avrebbero governato la nave pubblica, ma non remato. Il privato e il personale diventavano politici sotto la prima donna Primo ministro. Nel 1992 Tony Blair capì che i laburisti avrebbero perso quando, in campagna elettorale, avvicinò un elettricista davanti alla sua casa acquistata con un mutuo nella periferia industriale di Birmingham mentre lavava la sua Ford Mondeo nuova. «Sono diventato un conservatore», disse a Blair come se si fosse liberato delle aspirazioni laburiste attraverso la sua nuova auto.

Un partito per “uomini Mondeo” e “donne Worcester”
Il New Labour, autonomo dai sindacati, fu quindi un prodotto per attirare gli “uomini Mondeo” e le “donne Worcester”, che volevano scuole e ospedali migliori, ma tasse più basse. Quasi 100 collegi avevano maggioranze conservatrici inferiori ai 5 mila voti composte di questo tipo di elettori, cioè il nuovo centro, e loro divennero l’obiettivo della propaganda. Tenendo presente che non era stategicamente pericoloso deludere gli elettori laburisti della classe lavoratrice tradizionale nei 100 collegi in cui si avevano maggioranze laburiste superiori ai 20 mila voti. Il risultato di tutto ciò è che le tasse dirette non sono mai state così basse come oggi, come pure la disoccupazione e l’inflazione, mentre il denaro per migliorare del 10 per cento le condizioni del 20 per cento più povero della popolazione è stato reperito attraverso tasse indirette o differite sulle pensioni. La gente vota col portafoglio, e rafforzando il controllo sulla spesa pubblica rispetto ai conservatori nei suoi due primi anni di governo, il Nuovo Labour ha strappato loro la reputazione di migliori gestori dell’economia. Ora c’è una richiesta di maggiori investimenti pubblici, soprattutto da parte di coloro che hanno acquistato azioni dei servizi pubblici sottocapitalizzati.

Blair come Bush, prima di Bush
Sul volo per Londra nella notte della sua spettacolare vittoria elettorale nel 1997, per lui inattesa nelle proporzioni (197 seggi di vantaggio), Blair disse a sua moglie: «Abbiamo vinto troppo». Si aspettava infatti una vittoria con un margine inferiore ai 50 seggi che avrebbe reso accettabile alla “tribù” laburista un’alleanza strategica coi Liberal-Democratici: il “Progetto”. Questo piano strategico non è stato comunque abbandonato, e ora Peter Mandelson, l’eminenza grigia del Progetto del Nuovo Labour, ha ribadito a Blair la necessità di tenere il centro – e del resto Blair e Clinton sono d’accordo che Al Gore ha perso le elezioni perché non ha saputo stare al centro. Secondo Mandelson «le esigenze della gente trascendono i confini di classe, vogliono un governo competente, sicurezza economica e servizi pubblici decenti. La gente vuole che i politici presentino loro una visione del futuro del paese pratica e affascinante, e non attacchi populisti a buon mercato contro immaginari nemici di classe». Un vero “Centro radicale” deve fare appello a quel 60 per cento della popolazione che si definisce classe media e allo stesso tempo concentrare l’assistenza sugli svantaggiati e gli “esclusi sociali” per incoraggiarli ad aspirare all’“inclusione”. In un paese che sta per realizzare la piena occupazione, chi non si cerca il lavoro perde l’assistenza sociale. Il Nuovo Labour ha adottato elementi delle politiche sociali e dell’educazione di Bush prima ancora che il nuovo presidente Usa l’abbia fatto. Alcuni elementi del Nuovo Labour di Blair sono cromwelliani, ma altri sono autoritari e Tory.

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