Il coraggio di avere il sesto
Avendo avuto la “folle” idea di fare un altro figlio in questa Italia di tristi figli unici, la frase che più mi sento ripetere, se mi va bene, è «che coraggio! Bisogna avere un bel coraggio!». C’è del coraggio a voler fare figli oggi? Normalmente dietro al “coraggio” si legge «come fai a perdere le notti di sonno, a fare da mangiare a tutti, a fare studiare tutti, a dare del tempo a tutti, ad avere soldi per tutti, a mandare a letto tutti?». Ma per questo basta organizzarsi. Da me vige lo “stile caserma”, anche se in vacanza vince più uno “stile accampamento selvaggio”. Il coraggio di fare figli oggi è lo stesso di un secolo, o cinquanta secoli fa: è la mamma mia compagna di camera che dopo venti ore di duro travaglio è così felice davanti al suo bambino che veramente non ricorda più i dolori del parto, ecco la mamma della camera accanto che con problemi gravi alla schiena, nonostante questo, decide di avere il suo terzo figlio pur sapendo di dover passare la sua gravidanza, come le altre, tra il letto e l’ospedale, è l’amore nello sguardo del suo piccolino, che ti fa sentire Dio Creatore, è la forza, il compimento, la realizzazione di “Io è un Altro”, affermazione di un Altro, cioè della vita. E a quei registi che fanno mostra (di sé) a Venezia, voglio dire che è possibile un Altro mondo, non certo il loro misero minuscolo altro, ma solo questo con la A maiuscola: affermazione della vita, vera forza di chi è ancora così “folle” da fare figli.
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