IL DECALOGO DI PRODI E’ MOLTO CHIC, MA NON HA SHARM

Sabato 23 luglio i lettori del Corriere leggono in una pagina di cronaca del nuovo “decalogo” di Prodi, approvato agli Stati generali del centrosinistra – tutti presenti, da Ds a Verdi a Margherita a Rifondazione, e gli altri, tutti – in un brain storming (tempesta di cervelli) di due giorni. Luogo della riunione, spiega il Corriere, «una superba villa sulle colline di Perugia, piscina, cedri del Libano ultracentenari e una scuderia che passerà agli annali come dorato pensatoio del decalogo di Prodi».
Agli annali? Avido il lettore va a leggere. Dunque: difesa intransigente della Costituzione del ’48, va bene. Legame con l’Europa, lotta all’evasione fiscale, impegno prioritario per la scuola e la ricerca, politica energetica rispettosa dell’ambiente. Beh, qui non c’era bisogno di pensare, tantomeno in una scuderia centenaria. Gli italiani queste cose le sentono promettere da decenni. Difesa a oltranza della magistratura. Qui dall’ovvio si va nell’inquietante. Cosa vorrà dire “a oltranza”? Difendere “a oltranza” qualcuno vuol dire in genere calpestare altri. Infine: pace e guerra secondo l’articolo 11 della Costituzione, niente barriere contro gli immigrati, sicurezza, tutela dei diritti individuali.
Con i quali quattro punti il Decalogo del Professore detta rapidamente le linee di azione per quella sgradevole situazione internazionale di cui parla invero anche, a caratteri cubitali, il titolo d’apertura del Corriere del 23 luglio: si cercano a Londra i terroristi che hanno piazzato 4 ordigni grazie a Dio inesplosi su bus e metrò (prima edizione). Intanto la polizia ha sparato a un uomo sospetto e lo ha ucciso, ma era innocente. La pace, la guerra, i diritti degli immigrati e la sicurezza nostra vanno confondendosi in un caos inestricabile in questo terribile luglio, ma nella Villa dei Conti Donini, a due passi da Perugia, steso il chiaro Decalogo ci si rilassa, ora che tutto è a posto, e il Professore, dopo aver lamentato che elezioni si dovevano fare sette mesi fa, fa il verso a Berlusconi: «Mi tocca tornare al governo, ahimè…». E tutti i convenuti ridono.
Ci si può poi immaginare una lieta serata nella villa immersa nella dolcezza della campagna umbra. Lontana da Londra come da Sharm el Sheikh, dove in quella stessa notte (titolo del Corriere, seconda edizione) tre autobomba verranno scagliate contro la folla in vacanza. Pare una bolla di cristallo la cronaca dell’assise di Perugia, così lontana dalla realtà. Una realtà che potrebbe spazzar via drammaticamente vecchi riti, e parole vuote.

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