IL DESERTO NELLA “TUBE”

Di Marina Corradi
03 Marzo 2005
Londra. Sotto la cattedrale di Westminster

Londra. Sotto la cattedrale di Westminster la nuova stazione della Jubilee line è una vertigine di nudo cemento e acciaio, un incrociarsi di scale mobili infinite nel rombo cupo dei treni. In una luce gelida in una sorta di corte centrale la gente che cambia treno si incrocia rapidissima, si interseca a pettine, senza sfiorarsi né guardarsi, disciplinata, lo sguardo nel vuoto. Pare un avvicendamento di soldati l’ora di punta nei cementi della Jubilee line, una danza di cloni obbedienti in queste mura algide, nell’arrampicarsi incessante delle scale mobili sempre affollate. Blade Runner, o, sotto la cattedrale di Londra, una sottocattedrale degli inferi, dove si è sempre in affanno, ma, a dispetto della abbondante segnaletica, non si sa verso dove si va, né, soprattutto, perché. Sui vagoni affollati, al mattino, nessuno guarda nessuno. Occhi fissi sul buio del muro del tunnel che scorre oltre il finestrino. «Non date elemosina ai mendicanti – gracchia un altoparlante – è contro la legge, e non serve a nessuno». Ma i mendicanti inglesi sono così beneducati che l’elemosina non la chiedono nemmeno. è certo un mendicante quel vecchio male in arnese con l’aria di chi non mangia da giorni. Non chiede niente, e nessuno gli bada. Va bene così, è la privacy.
Nessuno bada neanche a una bambina sugli otto anni, con sua madre e due sorelle più piccole, in vestaglia, arruffata, come portata via nel colmo di una lite familiare. è senza calze, a piedi nudi, e fuori nevica. Nessuno ci fa caso. Tutti continuano a leggere avidamente i tabloid. Titolo: “La regina non va al matrimonio”. Quello di Carlo e Camilla. Manca un mese, e non si parla d’altro. C’è bisogno di fiabe, anche di seconda mano. A sera, sul metrò i londinesi sono tanto stanchi che molti chinano il capo e s’addormentano. Quelli svegli continuano a guardare il muro nero oltre il finestrino, che corre. Il deserto, ha scritto Eliott, «è pressato nel vagone della metropolitana». A Londra, il deserto si taglia col coltello.

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